l’origine dei nomi dei venti


I nomi dei venti tipici dell’area mediterranea hanno origini molto antiche e in genere vengono rappresentati dalla rosa dei venti. Per comprendere il significato di tali nomi bisogna prendere come punto di riferimento il centro del Mar Mediterraneo, ad est di Malta, indicativamente al centro del Mar Jonio. Ipotizzando di posizionare in tal punto la rosa dei venti, ci si accorge di come i venti prendano il nome dalla loro direzione di provenienza.

Punto cardinale Direzione Vento
Nord tramontana
Nord-est 45° grecale
Est 90° levante
Sud-est 135° scirocco
Sud 180° ostro o austro
Sud-ovest 225° libeccio
Ovest 270° ponente
Nord-ovest 315° maestrale

In quella posizione, il vento proveniente da Nord-Est, giunge approssimativamente dalla Grecia, da cui il nome Grecale; da Sud-Est giungono venti provenienti dalla Siria, da cui il nome Scirocco; a Sud-Ovest vi è la Libia, nome che anticamente definiva anche la Tunisia e l’Algeria, da cui il nome Libeccio. Infine il Nord-Ovest, che è la direzione di Roma, ovvero la Magistra ai tempi dei romani, da cui Maestrale. Per quel che riguarda invece i venti provenienti dai quattro punti cardinali principali, il Levante, da Est, prende il nome dal levar del Sole e il Ponente, da Ovest, dal calar del Sole stesso; l’Ostro (o Austro o Mezzogiorno), da Sud, dall’emisfero australe mentre la Tramontana deve con tutta probabilità il suo nome alla locuzione latina intra montes, riferita al fatto che spira dal cuore delle Alpi, ovvero dal Nord storicamente conosciuto dai romani.

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Aggiungiamo i nostri nomi ora e facciamo il passaparola!


Mubarak se n’è andato, ma potrebbe aver portato con sé ricchezze inimmaginabili. Il valore stimato del bottino arriva addirittura a 70 miliardi di dollari: oltre un terzo dell’intera economia egiziana.

Fra poco diventerà impossibile per i governi di tutto il mondo congelare il patrimonio di Mubarak prima che sparisca in un oscuro intreccio di conti bancari, proprio com’è successo per le ricchezze rubate da altri dittatori. La Svizzera ha già congelato le sue finanze, e alcuni ministri dell’Ue hanno offerto aiuto: senza un grido globale immediato il rischio è che la risposta non arrivi in tempo per far sì che i miliardi di Mubarak non scompaiano nel nulla.

Rivolgiamoci ai leader di tutte le nazioni per garantire che le ricchezze dell’Egitto tornino al suo popolo. La nostra petizione sarà consegnata, se raggiungeremo le 500.000 firme, ai ministri delle finanze del G20 quando s’incontreranno domani a Parigi.

FIRMATEEE….QUI:

http://www.avaaz.org/it/mubaraks_fortune/?vl

Milioni di egiziani vivono con meno di 2 dollari al giorno; tuttavia alcuni esperti ritengono che la corruzione costi all’Egitto più di 6 miliardi di dollari di spesa pubblica ogni anno. I Mubarak stessi hanno tratto benefici enormi da una rete di accordi economici, da un sistema di privatizzazioni a imprenditori amici e da investimenti garantiti dallo stato nel corso dei 30 anni della presidenza Mubarak. Le stime sulla loro ricchezza si aggirano dai 2-3 miliardi di dollari, fino a un ammontare enorme di 70 miliardi, che farebbe di Hosni Mubarak l’uomo più ricco del pianeta. E 25 funzionari governativi sono ora indagati per aver accumulato bottini da oltre 1 miliardo di dollari mentre erano in servizio sotto la sua presidenza.

Forse però è finito il tempo in cui leader corrotti potevano darsela a gamba e allo stesso tempo preservare le loro fortune. La nuova Convenzione ONU contro la corruzione chiede esplicitamente che i beni accumulati attraverso la corruzione vengano restituiti ai loro paesi d’origine, e il governo militare egiziano ha già chiesto ai governi dell’Unione europea di congelare le ricchezze di Mubarak. Ora la scommessa è far in modo che la risposta sarà immediata: tutte le leggi del mondo saranno inutili se i miliardi di Mubarak saranno nascosti prima che le autorità possano metterci mano.

Le nostre voci di cittadini possono aiutare il popolo egiziano a realizzare pienamente la sua rivoluzione. Unisciti all’appello per riportare la ricchezza dell’Egitto nelle mani del suo popolo:

http://www.avaaz.org/it/mubaraks_fortune/?vl

Quando milioni di egiziani hanno rischiato, e alcuni anche perso, la vita per la democrazia, noi cittadini di tutto il mondo abbiamo potuto fare ben poco, oltre che inviare loro la nostra speranza e solidarietà. Ma ora abbiamo sulle spalle una responsabilità speciale: fare il possibile per recuperare la proprietà nazionale rubata da un dittatore che i nostri governi hanno tollerato fin troppo a lungo.

Ora il popolo egiziano è pronto per costruire un paese nuovo: aiutiamolo a recuperare le risorse che gli sono state rubate e a costruire quel futuro che solo fino a poco tempo fa sembrava impossibilie.