Sapori d’autunno


011 012

pane al farro e grano saraceno con semi di girasole all’interno e sopra semi di lino e sesamo

1/2 kg di farina 2 cucchiai di olio, 280 ml di acqua, lievito,e semi 

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Il pane è caldo caldo


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ecco il mio pane ai cereali con semi di sesamo
mi è stato chiesto il procedimento…
io uso la farina molino spadoni
 Pane Farro e Grano Saraceno
seguo le istruzioni, cioè aggiungo 280 ml di acqua x 500 gr di farina la sua 
bustina di lievito e due cucchiai di olio extra vergine d’oliva… impasto nel mixer
poi la riprendo a mano e faccio il panetto che faccio lievitare nel forno tiepido x mezz’ora, poi
faccio la pagnotta o i panini e lascio a lievitare ancora al caldo x tre ore, puoi cuocio a 200° per venticinque minuti..
poca fatica e risultato assicurato♥s13

Non se ne esce :-(


sono di malumore, sono risentita ed amareggiata

siamo in piena alluvione, forse la peggiore di tutte quelle che ho visto .

per ora “solo” un disperso…  ma tanta ansia x amici e famigliari che sono fuori per motivi

di forza maggiore, non condivido foto qui, perchè già lo sto facendo su fb per rimanere  aggiornata 

in tempo reale con chi non è raggiungibile telefonicamente…  vi faccio vedere il pane di oggi, si tra un video, un commento l’ho fatto…stavolta è stata la volta di quello integrale con sesamo…

sono soddisfatta… 🙂 

buon tutto a voi… peace and love

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ma quanto costa il pane???


 Milano e Bologna le città più care

È sempre più costoso l’alimento base di ogni pasto, anzi carissimo in alcune città come Milano e Bologna. Solo Napoli resiste al caro-mollica.

Oggi in Italia si pagano in media da 2,70 euro a 4,70 euro al chilo a seconda del tipo di pane scelto. Lo dimostra questa nostra inchiesta sul prezzo della pagnotta, realizzata in dieci città.

Prezzi molto diversi
Il 90% degli italiani consuma pane tutti i giorni. Tre volte su quattro acquistiamo quello artigianale, prodotto in panificio. In parallelo, però, cresce la concorrenza di quello industriale, surgelato e venduto dalla grande distribuzione, che sta guadagnando terreno. Ecco perché, oltre alle panetterie tradizionali, abbiamo fatto visita a supermercati e ipermercati che vendono anche il pane precotto e surgelato. Il prezzo del pane è un importante indicatore dell’equilibrio economico di un Paese. Soprattutto quando si tratta di grandi consumatori, come sono gli italiani. Secondo la Federazione italiana panificatori, ogni anno in Italia si producono circa 3,2 milioni di tonnellate di pane. Le famiglie

ne acquistano circa 2,6 milioni di tonnellate l’anno, con un consumo pro capite giornaliero di 160 grammi, pari a circa 58 kg di pane all’anno.

Un italiano in media spende 68 centesimi al giorno per questo alimento, pari a 248 euro l’anno. Ma si tratta di un dato che davvero rispecchia la realtà?

Secondo la nostra inchiesta il prezzo dipende molto dal tipo scelto: in un anno si spendono tra i 156 e i 271 euro,

a seconda che si tratti di pane economico o costoso.

Il prezzo del pane è piuttosto variabile anche da regione a regione, oltre che da un tipo all’altro (pensate che ne esistono diverse centinaia, ad espressione della ricca varietà culinaria italiana).

Girando in lungo e in largo per il Paese è emerso chiaramente che le differenze regionali, anche di prezzo, sono marcate.

Milano la città più cara
In panetteria e nei supermercati abbiamo chiesto il prezzo del pane più economico e di quello più costoso venduti lì. Ci sono città nettamente più care di altre.

A Bologna, per esempio, per acquistare il pane più economico si superano abbondantemente i 3 euro al chilo, a Milano si sfiorano i 4 euro. Il pane più economico, per fortuna, può costare molto meno: Napoli è la città meno cara (1 euro e 70 centesimi al kg), le altre si allineano tra i 2 e i 3 euro.

Se si sceglie di acquistare il pane più caro è Bologna la città più esosa, dove è stato necessario spendere ben 6,39 euro al kg.

Tra i 5 e i 6 euro è quanto ci è stato chiesto a Milano, Firenze, Padova e Genova. In quest’ultima e a Palermo abbiamo trovato le maggiori differenze di prezzo tra il pane economico e quello più costoso. Napoli, invece, si conferma anche in questo caso la città più conveniente Tra i tanti tipi venduti in Italia, quello di farina di grano duro è particolarmente diffuso. Si tratta di un pane abbastanza a buon mercato: costa in media 3 euro e 60 centesimi al kg. Napoli è ancora una volta la città in cui si spende meno, seguita da Palermo e Bari. La città più costosa per il pane di grano duro, invece, è Padova, che insieme a Milano e Bologna espone prezzi superiori ai 4 euro.

Un’altra specialità piuttosto comune è la baguette. In panetteria, dove è venduta fresca, costa in media 4 euro, mentre nella grande distribuzione si spende meno (2,75 euro al kg), ma si tratta nella metà dei casi di un prodotto surgelato.

Al super costa meno
Se scegliamo di comprare il pane di tipo economico all’ipermercato o al super, possiamo spendere circa la metà. Nella nostra inchiesta, in media, costa 1,96 euro nella grande distribuzione, contro i 2,95 delle panetterie. La situazione cambia se vogliamo il pane costoso: in questo caso non sempre i supermercati riescono a essere competitivi rispetto alle panetterie.

Se il pane è del tipo caro, i prezzi dei due canali di vendita tendono ad allinearsi. Al supermercato continua comunque a costare un po’ meno (7% in meno), tranne a Torino e a Bari, dove le panetterie risultano leggermente più economiche.

Il centro città è più caro
Abbiamo passato in rassegna panetterie del centro storico, ma anche quelle di periferia, in modo da confrontare l’andamento dei prezzi in maniera omogenea. Le differenze ci sono: comprare pane nei negozi del centro, come è prevedibile, costa di più, di circa il 7%. Questo, però, è il dato medio, spalmato su tutte le dieci città dell’indagine. Poi ogni realtà locale fa storia a sé. A Bari, a Bologna e a Firenze, per esempio, le panetterie centrali sono anche le meno care. A Milano, invece, il centro è ben più caro della periferia: in media si spendono 5 euro contro 3 euro e 76 centesimi.

Sotto l’inflazione, ma ancora caro
Secondo i più recenti dati Istat, negli ultimi anni il prezzo della pagnotta si è stabilizzato, ovvero è cresciuto meno dell’inflazione, ma risente ancora del caro-michetta di qualche anno fa (vedi il grafico a pagina 13). Come rivela questa inchiesta, infatti, i prezzi sono ancora alti per effetto della forte speculazione innescata dall’aumento del prezzo dei cereali di qualche anno fa. Tra il 2007 e il 2008, i rincari in panetteria raggiunsero punte del 13%, praticamente il triplo dell’inflazione del periodo. Un fenomeno solo in parte giustificabile. Come è noto, infatti, il costo della materia prima (nel caso specifico il grano) incide solo relativamente sul prezzo finale di un prodotto. La verità è che si tratta spesso di meccanismi distorti di un mercato distorto, che a cascata arriva anche sulle nostre tavole.