Se solo sapessi


ANGES67KSe tu sapessi con quanto amore seguo i tuoi passi

Se tu sapessi con quanto amore
asciugo le tue lacrime
Se tu sapessi con quanto amore
ti prendo per mano affinché tu non cada
Se tu sapessi con quanto amore ti guardo
mentre annaspi nel caos della vita
E ogni istante, minuto, ora
della giornata ti sono accanto.

In ogni tuo respiro prende vita il mio battito d’ali

In ogni tuo sguardo prende vita il mio sorriso
Vorrei volare assieme a te,
e forse un giorno lo faremo
quando sarai consapevole della tua divinità
aprirai le ali e volerai felice
capirai cosa sono, e quanto ti amo.

Ora non volo ma cammino assieme a te
a fianco a te. Io sono il tuo angelo
quello della tua anima, del tuo cuore
quell’angelo che ogni mattina ti sveglia con un bacio

e ogni notte, apre le sue ali per riscaldarti il cuore.

Io sono il tuo angelo,
quello che mai ti abbandonerà
quell’angelo che aspetta solo un tuo …si….
per rivelarsi al tuo cuore.
Se tu sapessi con quanto amore guardo il tuo sguardo
che a volte è così triste e non ce la fa a vedere la luce.
Se tu sapessi con quanto amore stringo al tua mano
quando scrivi parole che non riesci a condividere
se tu sapessi con quanta gioia
mi stringo al tuo cuore quando regali un sorriso.
Se tu sapessi.. che ti sono accanto sempre
in ogni stante e maggiormente nei momenti difficili.
Raccolgo i ricordi più belli che a volte tendi a dimenticare
raccolgo l’amore seppellito nel tuo cuore
e te lo ripropongo attraverso gli incontri casuali958540m3goq4jdwx
attraverso il tuo stesso sguardo riflesso su di uno specchio.

Se solo sapessi quanto soffro insieme a te dell’amaro della vita
Vorrei accarezzarti con mani di carne..
ma lo sussurro a chi ti sta accanto..
vorrei dirti le parole più vere dell’amore,
ma lo suggerisco a chi ti regala una parola.
Vorrei vederti raccogliere tutto l’amore che semini
per sentirti soddisfatto della tua vita
ma come ogni cosa.. il tempo lascerà crescere il frutto che tu stesso hai fatto nascere.

Gioisci perché attraverso le tue mani
io regalo l’amore a chi ha la fortuna di incontrarti.
Tu non lo sai forse ma io sono il tuo angelo..
quello che mai ti abbandonerà e che è qui solo per te
e grazie a te può amare il mondo.

1kithbluangel

classifiche

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Per entrare in paradiso


Un uomo andò in paradiso. Appena giunto alla porta coperta di perle incontrò S. Pietro che gli disse: “Ci vogliono 1.000 punti per essere ammessi. Le buone opere da te compiute determineranno i tuoi punti”.
L’uomo rispose: “A parte le poche volte in cui ero ammalato, ho ascoltato la Messa ed ho cantato nel coro”.
“Quello fa 50 punti”, disse San Pietro.
“Ho sempre messo una bella sommetta nel piatto dell’elemosina che il sacrestano metteva davanti a me durante la Messa”.
“Quello vale 25 punti”, disse San Pietro.
Il pover’uomo, vedendo che aveva solo 75 punti, cominciò a disperarsi.
“La domenica ho fatto scuola di Catechismo – disse – e mi pare che sia una bella opera per Iddio”.
“Sì – disse san Pietro – e quello fa altri 25 punti”.
L’uomo ammutolì, poi aggiunse: “Se andiamo avanti così, sarà solo la Grazia di Dio che mi darà accesso al paradiso”.
San Pietro sorrise: “Quello fa 900 punti. Entra pure”.

Smettiamola di voler accumulare i cosiddetti “punti Paradiso”: se siamo salvi, è prima di tutto per Grazia di Dio! La stessa Grazia, ci ispiri stupore per un amore così grande, e desideri buoni, di vera conversione, di autentica carità, per puro amore di Dio, non per aspettarci un contraccambio nell’aldilà

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*** il paradiso***


Un uomo camminava per una strada con il suo cane.Si godeva il paesaggio, quando ad un tratto si reseconto di essere morto.
Si ricordò di quando stava morendo e che il cane che gli camminava al fianco era morto da anni.
Si chiese dove li portava quella strada. Dopo un poco giunsero a un alto muro bianco che costeggiava la strada e che sembrava di marmo.In cima a una collina s’interrompeva in un alto arco che brillava alla luce del sole.
Quando vi fu davanti, vide che l’arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro.
Con il cane s’incammino verso il cancello, dove a un lato c’era un uomo seduto a una scrivania.
Arrivato davanti a lui, gli chiese: – Scusi, dove siamo?
– Questo è il Paradiso, signore, – rispose l’uomo.
– Uao! E non si potrebbe avere un po’ d’acqua?
– Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell’acqua ghiacciata. L’uomo fece un gesto e il cancello si aprì.
– Non può entrare anche il mio amico? – disse il viaggiatore indicando il suo cane.
– Mi spiace, signore, ma gli animali non li accettiamo.
L’uomo pensò un istante, poi fece dietro front e tornò in strada con il suo cane.
Dopo un’altra lunga camminata, giunse in cima a un’altra collina in una strada sporca che portava all’ingresso di una fattoria, un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso.
Non c’erano recinzioni di sorta. Avvicinandosi all’ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero.
– Mi scusi, – chiese. – Non avrebbe un po’ d’acqua?
– Sì, certo. Laggiù c’è una pompa, entri pure.
– E il mio amico qui? – disse lui, indicando il cane.
– Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola.
Attraversarono l’ingresso ed effettivamente poco più in là c’era un’antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola.
Il viaggiatore riempì la ciotola e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane.
Continuarono così finché non furono sazi, poi tornarono dall’uomo seduto all’albero.
– Come si chiama questo posto? – chiese il viaggiatore.
– Questo è il Paradiso.
– Be’, non è chiaro. Laggiù in fondo alla strada uno mi ha detto che era quello, il Paradiso.
– Ah, vuol dire quel posto con la strada d’oro e la cancellata di madreperla? No, quello è l’Inferno.
– E non vi secca che usino il vostro nome?
– No, ci fa comodo che selezionino quelli che per convenienza lasciano perdere i loro migliori amici.
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Rosa

paradiso ed inferno


Dopo una lunga e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso.
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletriti da far pietà.
“Com’è possibile?” chiese il samurai alla sua guida.
“Con tutto quel ben di Dio davanti!”
“Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”
Il coraggioso samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto ai denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa.
Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!
Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica sfilata di piatti deliziosi.
Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
“Ma com’è possibile?”, chiese stupito il coraggioso samurai.
L’angelo sorrise:
“All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.
Paradiso e inferno sono nelle tue mani.
Oggi.

sito

:-) paradiso


Banconote fuori corso


Un uomo molto ricco venne accolto in paradiso, appena sistematosi si fece un giro al mercato e notò subito che la merce era venduto ad un prezzo bassissimo. Allora, trascinato dall’istinto degli affari, cominciò a comprare tutti gli articoli piu’ belli. Al momento di pagare, tirò fuori il portafoglio gonfio e porse all’angelo che stava alla casa una manciata di banconote. L’angelo, sorridendo gliele rese, mi dispiace-disse- ma questa valuta qui è fuori corso: vale solo il denaro che sulla terra è stato dato  in dono.

cos’è morire???


 hai paura della morte ?

la morte: un punto in comune tra tutti gli esseri viventi. ma riflettiamo un attimo sulla morte degli esseri umani. tu hai paura di morire? se si, ti sei chiesto perchè? chissà quante volte ci saremo chiesti, cosa c’è dopo la nostra vita terrena, sicuri che davvero ci sia qualcosa? spesso si dice che si ritorna là dove eravamo prima di nascere :-((, si ma dove eravamo prima di venire al mondo?  gli atei ci paragonano a degli animali negando che ci sia un’anima che sopravviva al corpo-quindi per loro la morte è la fine di tutto. secondo alcuni culti orientali  ( buddisti,induisti…)credono nella teoria della reincarnazione, quindi per loro la morte è solo un passaggio, l’anima continua a passare da un essere umano all’altro. le religioni africane insegnano che i morti diventano spiriti prottetori, ma chi muore di morte violenta, i disabili e i bambini rimangono spiriti vaganti e a volte anche pericolosi. La religione Ebraica si basa sull’Antico Testamento (i primi 39 libri della Bibbia), e insegna che vi sarà la risurrezione di tutti gli esseri umani dopo il Giudizio finale da parte di Dio. inoltre, insegna che quando si muore, l’anima lascia il corpo e raggiunge tutte le altre anime che riposano nello Sheol (regno dei morti). la religione Islamica – che, lo ricordiamo, fu basata parzialmente sull’Ebraismo – insegna l’esistenza dell’anima, e l’esistenza di un giorno destinato al Giudizio finale (chiamato “l’ultimo giorno”). L’Islam insegna che chi non crede in Allah è destinato all’inferno; chi invece è stato sufficientemente giusto potrà contemplare Allah. Alcune sette pseudocristiane come i Testimoni di Geova insegnano a non credere nel cielo e nell’inferno, e fondono il concetto di paradiso con quello di vita terrena. Il loro pensiero è che i morti che saranno stati sufficientemente giusti, un giorno ricominceranno a vivere “una nuova vita su una terra paradisiaca” (in questo mondo)-   il Cattolicesimo, rifacendosi in parte alla Bibbia ma anche, in larga misura alle tradizioni religiose romane, insegna che quando si muore esistono tre destinazioni possibili per l’anima del defunto: paradiso, inferno, e purgatorio (la Bibbia invece parla soltanto dei primi due, e ammette due sole condizioni possibili per i defunti: salvati, e non salvati). Secondo la chiesa cattolica, il purgatorio è un luogo di tormento dove vanno coloro che muoiono in grazia, a espiare la pena dovuta per i loro peccati. I parenti che vogliono aiutare un defunto a uscire del purgatorio possono rivolgersi alla chiesa cattolica, la quale effettuerà una messa di suffragio per “aiutarli”. Il Cattolicesimo inoltre, come certe religioni africane, insegna che i defunti ci ascoltano e ci aiutano, e che vanno pregati. attenzione però: occorre  distinguere tra la cessazione della vita fisica e la morte eterna.La morte eterna,si intende  la vita senza Dio, una vita di sofferenza dopo la morte terrena-

Il vero dilemma allora è questo: dove andrà il mio spirito dopo che il mio corpo fisico muore? Se il mio spirito è eterno, dove passerò il resto dell’eternità: con Dio, o separato da Dio?

Esistono 2 casi:

1) Senza il peccato.

Se al momento della mia morte sono senza peccato vuol dire che sono unito a Dio nello spirito, non c’è più alcuna separazione. Se sono unito a Dio nello spirito, quando il mio corpo muore, il mio spirito andrà direttamente da Dio ed io vivrò per l’eternità con Lui. Senza il peccato, io ho accesso alla presenza di Dio per sempre. Questa è la vita eterna, il poter vivere con Dio eternamente, insieme a Lui.

2) Con il peccato.

Se invece quando muoio sono nel peccato, io non sono unito a Dio nello spirito e non posso riconciliarmi con Lui. Il peccato mi separa da Dio e non mi permette di vivere con Lui, perché Dio è Santo e non può convivere con il peccato. Morendo nel peccato, sono costretto a vivere per l’eternità separato da Dio.

in questa poca esperienza di vita che ho fatto, mi sono accorta piu’ volte che chi non crede, vive il momento  doloroso della morte di un loro caro in modo davvero penoso, non trovano pace, rodono i loro giorni desolati nella loro afflizione, sono sempre arrabbiati anche con Dio, e imputano a lui la responsabilità del loro lutto. chi crede, soffre certamente per la perdita del proprio caro ma in cuor suo ha la consapevolezza che ha solo iniziato una nuova vita e lascia da parte l’egoismo di volerlo ancora tutto per se ed accetta con fede ciò che  succede. ma attenzione: non accetta con rassegnazione, perchè tanto non c’è via  d’uscita- ma con amore, perchè ha fede. Quando Giovanni, nell’Apocalisse 22,13, fa dire al suo Cristo: “Il sono il Primo e l’Ultimo, l’Alfa e l’Omega, l’Inizio e la Fine, l’Origine e il Punto d’arrivo” probabilmente aveva davvero compreso già tutto.  la cosa su cui bisognerebbe riflettere è  perché il mondo animale non ha consapevolezza della morte?perché solo l’essere umano lo percepisce chiaramente ?

E’ come se tra l’alfa e l’omega vi fosse qualcosa di così peculiare da non essere percepito dal mondo animale. Gli animali vivono il processo in maniera, istintiva.

Perché invece questo processo è per l’essere umano così peculiare? Il motivo forse risiede nel fatto che nello spazio intermedio che separa l’inizio dalla fine, l’essere umano si gioca tutte le possibili forme della propria libertà. Cioè all’essere umano è stata data la facoltà di scelta e quindi la consapevolezza di dover fare la scelta migliore, quella più conforme alla sua natura originaria. se pensiamo alle esperienze di vita, molto più importante  è il dolore, anche perché di questo noi possiamo conservare un ricordo, che poi può servirci per sopportare meglio il dolore la volta successiva.

essoci fortifica, la morte ci distrugge o, se vogliamo, ci libera dal peso di un dolore insopportabile, sempre che la morte sia per così dire “naturale” e non ci colga di sorpresa.

Noi possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci addolora in misura proporzionale ai sentimenti provati per quella persona in vita.

Il motivo  base per cui non riusciamo ad accettare la morte è dovuto al fatto egoistico  che per istinto rifiutiamo l’idea che ci venga a mancare una persona amata. Ma una vita che abbia condotto un’esistenza normale, di regola avverte la morte come un fenomeno naturale, che pone fine a una vita che si sta logorando. E’ proprio la consapevolezza di veder deperire fisicamente il corpo che induce a vedere la morte come una soluzione liberatoria.

Anzi, si potrebbe dire che si avverte la fine come prossima quando la vita in generale,  viene percepita come un peso insopportabile.

Il corpo è un involucro soggetto a decomporsi: quando si comincia ad avere consapevolezza di questo, si comincia anche a desiderare di vivere una nuova condizione.

Se la morte di un essere umano fosse qualcosa di assolutamente sconvolgente, le sue conseguenze sarebbero irreparabili. Invece la vita continua. Questa stessa espressione generica  che spesso diciamo: “la vita continua” la intendiamo in riferimento a quella terrestre; in realtà dovremmo intenderla in riferimento alla vita in generale-  La vita continua “per tutti” – così andrebbe interpretata. La morte, dunque, è solo trasformazione. Tra vita e morte, dal punto di vista fisico, non c’è alcuna differenza: la morte non è che la modalità del passaggio da una forma di vita a un’altra. non ricordo quale filosofo del passato sosteneva che  non bisognava avere paura della morte -perchè semplicemente quando c’è lei noi non ci siamo- pensavo l’altro giorno quando ho scoperto che esiste una vongola che vive 400 anni (io sapevo la tartaruga sui 200 anni) che siamo fortunati a non avere cosi tanto tempo… non oso immaginare che noia. voi di tutto ciò che idea avete?