smalto


La pratica del tingersi le unghie risale a circa 3.000 anni fa, quando gli antichi Egizi utilizzavano la polvere di henné per colorarle (tendenza ancora oggi diffusa nel mondo orientale con il nome di Mehndi). Contemporaneamente facevano lo stesso i cinesi, adoperando però una miscela composta da gomma arabica, albume d’uovo, cera e gelatina che, lasciata ad agire per qualche ora, colorava le unghie di un rosso che andava dal carminio al garofano. Il colore delle unghie in entrambe le culture era un modo per affermare la posizione occupata nella società. Tranne che per queste poche informazioni, non si sa con esattezza l’evoluzione compiuta dallo smalto fino ai giorni nostri.

Nel XIX secolo si usava colorarsi le unghie con un panno, di solito in pelle di camoscio, imbevuto di oli rossi profumati. In seguito, le donne iniziarono a usare creme e polveri colorate da spalmare sulle unghie per colorarle, in modo particolare un prodotto specifico chiamato Graf’s Hyglo. Agli inizi del ’900 la rivista Vogue annunciò la nascita di una tintura liquida da applicare alle unghie tramite un pennellino fatto di peli di cammello. Quando nel 1920 venne creata la vernice per le carrozzerie delle automobili, si pensò di utilizzare lo stesso principio anche per le unghie.

Lo smalto come lo intendiamo noi venne creato da Michelle Menard e diffuso negli anni ’30 dai fratelli Revson, anche se inizialmente la qualità del prodotto era piuttosto scarsa, ma grazie all’aiuto della ditta Maas et Wahlstein fu inventato un tipo di colorante incorporato alla crema, che diede il via alla qualità che conosciamo anche oggi. Nel 1960, in concomitanza con il resto del make-up, più scintillante e solare, fu inventato l’effetto madreperla.

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