L’angelo


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guardate questo angelo quanto è bello… notate che è sospeso? … come se stesse volando.. il ceppo di marmo è tutt’uno e parte dalle onde e pieghe del vestito… guardate che bello il piede

artisti di altri tempi… opere che suscitano emozioni anche a distanza di secoli

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Whitehead e Bentley


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Lorenzo Orengo raffigurò l’ingegnere Whitehead vicino ad un banco da lavoro fornito di morsa e, sul basamento, scolpì a bassorilievo una macchina a vapore da questi inventata. Portando alle estreme conseguenze il pragmatismo dell’ideologia borghese che aveva posto il ruolo sociale e professionale ai vertici della scala dei valori, Orengo suggerì così la completa identificazione dell’uomo con il proprio lavoro. Se, visto in quest’ottica, il ritratto dell’ingegnere acquisisce rilevanza storica e sociale, la scultura che ritrae la consorte rimane, dal punto di vista stilistico, uno delle più significative testimonianze del Realismo borghese: lo scultore ricercò la massima fedeltà alla fisionomia della donna e ne descrisse minuziosamente l’abbigliamento, risolvendo con virtuosismo pizzi e trasparenze.

La statua della fede


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In realtà in un primo tempo si chiamava la statua della religione fu  eseguita dallo scultore Santo Varni nel 1875.

Essa si erge all’ingresso del cimitero monumentale di Staglieno nel Viale delle Fede, è alta 9 metri: la sua lavorazione richiese ben dieci anni di lavoro. Fu scolpita a Carrara, luogo dell’estrazione del marmo, venne lavorata in tre blocchi separati e trasportata via mare al porto di Genova. Il montaggio venne effettuato l’11 dicembre 1875.  Davanti al cancello del cimitero per poter mettere la statua su di un carretto gli uomini chiesero un ulteriore mano ad un passante che si offrì, ma disgraziatamente la statua scivolò uccidendo il povero malcapitato ma fortunatamente non si ruppe.

Lo scultore si avvalse di una modella come fonte ispiratrice per le sembianze, una ragazza che abitava nel borgo di Pantema, nell’entroterra genovese. Luigina Traverso era il nome della ragazze e sulla casa dove abitò oggi è posta una targa a ricordo.

Mausoleo Mazziniano


Altro monumento celebre di Staglieno è il sepolcro di Giuseppe Mazzini.

Inaugurato nel 1874 il 10 marzo nel secondo anniversario della morte, poichè il Phanteon non era ancora terminato il corpo dell’esule fu sistemato li dal comune di genova 

Mazzini morì a pisa il 10 marzo poiché era esule, il giorno dopo accanto al suo corpo si radunò il fior fiore della massoneria italiana: Aurelio Saffi, Maurizio Quadrio, Federico Campanella, e Sara Nathan Levi ricca vedova che a londra aveva sostenuto economicamente  Mazzini.

si rendeva necessario conservare al meglio le spoglie per poterle trasportare a genova cosi fu chiamato uno specialista, uno scienziato massone e un pò strano, un tale di nome Paolo Gorini  che  si occupava di una specie di imbalsamazione chiamata “pietrificazione”.

In un primo tempo il corpo non fu trattato in maniera adeguata tanto che nel viaggio per portarlo a genova la cassa si ruppe  data l’avanzare dello stato di decomposizione. Anche i gesuiti seguivano il feretro. 

tante furono le tappe, per omaggiare la salma  del creatore dell’Unità d’Italia degli onori dovuti.

A Genova le navi del porto  calarono la bandiera a mezz’asta, arrivato a Staglieno fu depositato vicino al corpo della madre, in modo che Paolo Gorini in cappella vicina poté lavorare per ricomporre al meglio il corpo,  l’unico corpo estraneo che usò fu del cristallo per gli occhi.

il 20 giugno 1946 dopo la proclamazione della repubblica Italiana il feretro piu’ riaperto, ed un signore ieri raccontava che lui era presente come classe scolaresca all’evento e ricorda bene come fosse intatto il corpo…proprio come aveva promesso  Gorini.

merita due parole anche la tomba dell’illustre scultore che fece il mausoleo di Mazzini tale Gaetano Vittorio Grasso che volle essere sepellito vicino vicino Mazzini con l’espressione sorridente e con lo sguardo rivolto verso il patriota, qui a me sembra compiaciuto nel vedere il passeggio che ancora oggi è vivo li davanti a loro027 028

 e come vedete ha voluto riprendere le colonne greche arcaiche della tomba di mazzini per testimoniare il suo lavoro

Joy Division


La notorietà del luogo di sepoltura travalica i confini strettamente locali.

Ne è testimonianza, ad esempio, il fatto che il gruppo musicale new wave inglese Joy Division (1977-1980)

abbia scelto, per le copertine di due loro dischi, Love-will-tear-us-apart-SINGOLOfoto di tombe scattate all’interno del cimitero di Staglieno dal fotografo francese Bernard Pierre Wolff. La prima rappresenta il particolare di una tomba dallo stile vagamente egizio012 nel basamento ed è stata usata per la copertina del 45 giri Love Will Tear Us Apart; la seconda è stata utilizzata per la copertina del long playing pubblicato postumo nel 1980 (ovvero dopo il suicidio di Ian Curtis) – Closer – per la quale è stata usata una foto della tomba della famiglia Appiani che si trova nel porticato sud.90316611

Caterina Campodonico


A forza di vendere collane di nocciole

e canestrelli all’Acquasanta, al Garbo,

a San Cipriano, con vento e sole,

con acqua giu’ a catinelle, per assicurare

un pane alla mia vecchiaia, fra i pochi soldi,

mettevo da parte quelli per tramandarmi

a un tempo piu’ lontano mentre

sono ancora viva, e sono vera portoriana:

Caterina Campodonico (la paesana)

Per questa mia memoria, se vi piace,

voi che passate pregatemi pace.

Questa la traduzione dell’epigrafe che potete vedere nella foto.

Questo è il monumento piu’ visitato dell’intero cimitero monumentale di genova,

lo scultore è di Lorenzo Orengo    che

Frequentò l’Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova e si perfezionò nello studio di Santo Varni.

Fu uno dei principali esponenti del realismo borghese.

Pensate che lui fece  i piu’ belli monumenti di staglieno e questa la fece x la moglie morta giovanissima 021

e lui poi si fece seppellire li sotto una lastra semplice di marmo con solo il nome.

Torniamo alla nostra Caterina, la nostra impavida ambulante, donna emancipata e fuori dalle righe dati i tempi… consideriamo che nacque nel 1804.

lei non fu molto fortunata, anche se si racconta che le reste che vendeva portavano fortuna ai fidanzati a garanzia di un futuro felice.  Si sposò giovanissima con un tal Giovanni Carpi, alcolizzato e fannullone,  ma ben presto si separò; ma visto che ad abbandonare il “tetto coniugale” era lei,  fu costretta a dargli ben 3000 franchi (somma notevole allora) come “buonuscita e mantenimento”.

L’uomo visto ben tanti denari in una volta sola si diede ancor di piu’ all’alcool e nel giro di pochi anni morì.

Nel 1880 Caterina  si ammalò e si aggravò tanto che si pensò che stesse per morire… cosi i parenti radunati al suo capezzale discutevano prematuramente su come dividersi l’eredità…

ma Caterina tra un sonno veglia febbricitante sentì i tremendi litigi, si riprese e guarì velocemente.

Così penso di spendere i suoi soldi per farsi un bel monumento funebre e si rivolse al piu’ importante scultore dell’epoca: lorenzo Orengo

Nel 1881 la statua venne posta nel Porticato Inferiore a Ponente, numero 23, del Cimitero Monumentale di Staglieno.

 vi invito a  guardare con attenzione  la sottana in broccato, la camicetta in pizzo come il grembiule, lo scialle a frange, gli anelli- ho notato che ne porta due… come appunto fosse vedova… e gli orecchini in delicatissima filigrana.

Il 7 luglio del 1882 Caterina morì.

dopo le esequie un immenso corteo di persone l’accompagnò al cimitero.

mi sento di dover precisare che la manutenzione dei monumenti e la loro pulizia non è compito del comune o del cimitero, ma dei privati proprietari… purtroppo l’educazione, il rispetto e il culto dei morti è cambiato ed oggi sono pochissimi che puliscono e mantengono i monumenti…. immagino quanto belli potevano essere se fossero bianchi …