Al termine della strada


(Joseph Folliet)

Al termine della strada,
non c’è la strada
ma il traguardo.

Al termine della scalata,
non c’è la scalata
ma la sommità.

Al termine della notte,
non c’è la notte
ma l’aurora.

Al termine dell’inverno,
non c’è l’inverno
ma la primavera.

Al termine della disperazione,
non c’è la disperazione
ma la speranza.

Al termine della morte,
non c’è la morte
ma la vita.

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Gli assessori


Due grandi amici studiavano insieme all’Università.

Dopo aver terminato gli studi trovano entrambi lavoro come Assessori ai Trasporti, ma in due Comuni diversi. Dopo qualche anno uno decide di invitare l’altro a casa sua.

Quando l’invitato arriva vede una villa immensa, con un giardino bellissimo e con intorno animali esotici che passeggiano qua e là, poi vede che il suo amico ha cinque macchine sportive una più costosa dell’altra, e così via.

Allora l’ospite stupito chiede al padrone di casa: “Ma come hai fatto a diventare così ricco in così poco tempo, mentre io sono un poveraccio?”

Al che il suo amico riccone gli ribatte: “Come sai bene sono l’Assessore ai Trasporti in questo Comune”. E l’altro: “E allora? Anch’io sono un Assessore …” “Sì, ma vedi quella strada lì in fondo?” “Sì!”

“Vedi, è bastato farla un po’ più stretta e usare materiali un po’ più scadenti …” Allora il suo amico più povero risponde: “Ah, adesso ho capito tutto!!!”.

Dopo qualche anno, quest’ultimo decide di invitare il suo amico ricco a casa. Quando questo arriva a casa dell’amico una volta povero, vede un super castello, con i giardini pensili, immensi boschi, centinaia di servitori, un enorme parco macchine, un jet privato ed un elicottero.

E allora stupefatto chiede al suo amico, prima povero, come abbia fatto a diventare così sfacciatamente ricco.

Al che il suo amico gli risponde: “Come sai anch’io sono l’Assessore ai Trasporti”. “E allora?”, risponde il primo ancora sotto shock per quello che ha visto. “E allora, vedi quell’autostrada lì in fondo?”

 

sito

un busker capriccioso


 

ormai nei centri delle nostre città quasi in ogni angolo incontriamo un busker ( un artista di strada) che si esibisce in pubblico con spettacoli di vario genere, lo fanno gratuitamente o
richiendendo una libera offerta.
ma ieri sera sono rimasta davvero male perchè due di questi ragazzi hanno svuotato in mezzo alla strada la ciotola con i soldini offerti…
non hanno apprezzato perchè evidentemente per loro erano pochi…
a me, questo gesto anche se erano una manciata di centesimi
ha fatto male
a mio avviso, per rispetto comunque non avrebbero dovuto permettersi di buttarli.

b

 

il sentiero per la


“Non esiste un sentiero verso la felicità. La felicità è il sentiero.”
“La felicità è l’assenza della ricerca della felicità”
“la felicità è solo un modo di pensare.”
Queste sono le prime frasi che mi vengono in mente quando penso a chi è depresso, insoddisfatto della propria vita…Infatti, se è vero che la vita è governata dalla casualità e non puoi scegliere gli eventi che ti accadono, è anche vero
      che hai sempre il controllo sulla tua reazione.
 se penso: “sarò felice solo quando… otterrò quella promozione, vincerò la lotteria, incontrerò il vero amore etc.?” Bene… mi sono  appena condannato all’infelicità eterna! Legare la felicità ad eventi futuri crea insoddisfazione ed è sbagliato per almeno 2 motivi: a)  si tende a sovrastimare l’impatto degli eventi sulla nostra vita, b) una volta verificatosi l’evento tanto desiderato, dopo un breve periodo di euforia, il nostro livello di felicità tornerà nella media e risaremo presto insoddisfatti. Io in alternativa suggerisco un cambiamento:
se invece cambiassi il modo di pensare e comincerei con il dire
sono felice ora perché…”.
penso che chiunque di noi…anche se ha affrontato mille avversità nella vita …qualcosa di buono  gli sia pur ben  capitato–
“””ho smesso di ridere da ormai così tanto tempo che non ricordo più quando è stata l’ultima volta dentro di me sento solo dolore- vivere è diventata una sofferenza. tutto quello che faccio lo faccio per inerzia- non sono più la stessa di una volta, non mi riconosco… sono diventata triste e questa tristezza cresce ogni giorno che passa la mia vita è un completo fallimento, soprattutto in campo sociale: sono sola, non ho  amici- per via della depressione e del mio stare male ho iniziato ad isolarmi e loro forse hanno interpretato male la cosa o non so, quello che so è che mi hanno allontanata.””””–
“”””Nessuno mi ama”, “Mi sento sola”, “Nelle relazioni con gli altri sono sempre io quella che da e mai quella che riceve”, queste sono le tipiche frasi che ripetono i depressi – si sentono indifferenti a tutto e a tutti, ogni gioia di vivere è scomparsa, tutto appare inutile e senza senso,  spesso il loro malessere è accompagnato da una sensazione che stia per accadere qualcosa di brutto oppure con  forte irritabilità e reattività compartamentale (all’improvviso non si sopporta più niente e nessuno).
La persona depressa spesso manca di energia, si sveglia al mattino già stanca e non si sente in grado di affrontare il mondo:  gli impegni quotidiani sembrano richiedere un enorme fatica , c’è un calo delle prestazioni scolastiche o lavorative.
Tipicamente, la persona depressa si colpevolizza per tutto questo (i sensi di colpa per non riuscire ad essere come si vorrebbe sono un altro classico della depressione), ma non riesce a reagire.
In alcuni casi la depressione si accompagna ad un rallentamento psicomotorio (rallentano persino i pensieri). Altri sintomi molto comuni sono dei dolori che non hanno una causa fisica : tipici sono i dolori alla gambe. Dal punto di vista psicologico i dolori alle gambe esprimono la difficoltà della persona a reggersi in piedi, a  essere autonoma e farcela nella vita. Altri sintomi ricorrenti sono : sensi di oppressione al petto, difficoltà digestive, stitichezza, mal di schiena, mal di testa, dolori  muscolari.
La  persona depressa spesso è anche pessimista,  tende a compiangersi e ad incolpare gli altri dei propri problemi.
Il loro mal vivere, infatti, è un disagio psicologico che interferisce fortemente sul funzionamento sociale : chi è depresso è convinto che a nessuna delle persone che lo circondano, importi qualcosa di lui, e che nessuno possa capirlo e aiutarlo.
Anche quando la realtà si rivela ben diversa e il depresso è circondato da amici e familiari affettuosi e ben disposti nei suoi confronti, si sente ugualmente solo e non amato. La depressione influenza negativamente tutte le relazioni con gli altri. Ma più la relazione è intima, più diventa difficile e doloroso relazionarsi ad una persona depressa. Ad un amico o ad un collega posso “perdonare” facilmente una depressione, ma se a stare male   è un genitore, non è facile essere obiettivi. Infatti, più siamo coinvolti emotivamente, più lo stato depressivo del nostro caro ci spaventa e ci ferisce -nel vedere una persona a cui volgiamo bene andare alla deriva, proviamo un profondo senso di pena e di dispiacere…magari provando anche sensi di colpa perchè non siamo in grado con tutto il ns amore di aiutare la ns persona cara, quindi   se  tendiamo a sentirci responsabili del benessere delle persone che amiamo e, di conseguenza,  possiamo sentirci parzialmente responsabili della loro infelicità.   Purtroppo, non è in nostro potere ridare alla persona che sta soffrendo la gioia di vivere e la fiducia nella vita, soprattutto se il depresso è un genitore.
Quindi non è facile aiutare chi soffre di questo malessere…a mio avviso..il lavoro + grande deve partire da loro e capire che gli stati d’animo positivi possono influire in modo considerevole sia sul comportamento sia sulla qualità della propria vita:
in effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle cose in modo molto diverso rispetto a quando sono di cattivo umore.
per evitare i pensieri negativi io consiglierei
non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri
non fare progetti a lunga scadenza
non trarre conclusioni generali dagli insuccessi
non pensare agli eventi passati che ci hanno causato dolore…con sentimento di rabbia
ma considerarli…parte necessaria della ns crescita personale…
e poi perchè no…ultimo  pensiero ma non meno importante …
rimettersi alla fede in Gesù, provare a dialogare con lui..cambiando i termini della ns conversazione.non .. lamentandoci piu’ …ma  imparare a ringraziarlo x ciò che ci ha regalato…
quindi concludo dicendo che la felicità può essere una scelta… sta a noi decidere
come vogliamo vivere…