Terme romane a Reggio Calabria


Da scavi effettuati durante la sistemazione del lungomare successiva terremoto del 1908 sono venuti alla luce i ruderi di uno degli otto impianti termali presenti probabilmente nei primi secoli d.C

Data la dimensione delle vasche e degli ambienti, le terme potrebbero essere state piuttosto dei “bagni”, stabilimenti gestiti da privati, anche se una parte del perimetro appare continuare al di sotto della strada esistente e potrebbe avere contenuto altri ambienti di servizio, quali biblioteche o palestre come spesso si rinviene in altri siti in Europa.

La stanza-ambiente centrale, che è decorata con un suggestivo mosaico ad elementi geometrici in tessere bianche e nere, funge da collegamento tra gli altri ambienti. A questo ambiente centrale si perviene da diversi ingressi, che fanno ipotizzare come l’ingresso principale delle terme potesse essere dal lato mare,(foto e scritto dal web)

Da notare, come sempre mantenuta nell’ingegnosità della progettazione termale romana, la perfetta orientazione degli ambienti: la vasca per le immersioni fredde (frigidarium) a nord, la vasca per le immersioni calde (calidarium) a ovest, per sfruttare tutta la durata del calore solare.

Il frigidarium si riconosce, oltre che per la posizione, per il rivestimento della vasca in opus signinum (intonaco impermeabile usato come rivestimento per le opere contenenti acqua, costituito da una miscela di calce e tegole frantumate che conferiscono il colore rosato) e per l’assenza del fondo riscaldato e dei tubuli per il riscaldamento della vasca. Al contrario il calidarium, visibile dalla strada (l’accesso all’interno del sito non risulta attualmente possibile), mostra in maniera evidente tutto intorno la disposizione dei tubuli di terracotta, gli elementi verticali addossati alla parete per la circolazione dell’aria calda proveniente dalla fornace. Tutto attorno alla vasca,  è posto un muretto dove gli ospiti dei bagni potevano sedersi, visto che il bagno consisteva in una semplice immersione non in una natatio, come in una moderna piscina.

Particolare di un pavimento dei bagni d’epoca romana. Vista del Calidarium con sedile e scarico al fondo.

Molto interessante è lo scarico della vasca sul fondo, che consentiva di drenarla per la pulizia e manutenzione, comunicante con un canale generale di scarico, e reso possibile dal pavimento sopraelevato sulle “pilae”, di cui una è visibile dal foro quadrato dello scarico stesso. Un’altra pila ben visibile è posta ad un angolo (nord) dell’ambiente contiguo, probabilmente il tepidarium, destinato a riscaldare il corpo, ma senza una vasca per immersione. 

La fornace, una galleria in mattoni in cui veniva bruciato il combustibile, dovrebbe essere quella visibile dalla strada superiore, anche se la volta in mattoni è per lo più mancante. Il sistema di riscaldamento, denominato hypocaustum, tipicamente usato nei bagni dell’epoca romana dei primi secoli, è costituito dalla fornace, dove il materiale bruciato continuamente riscaldava l’acqua in un bacino metallico collocato al di sopra, e poi comunicante con la vasca delcalidarium. Allo stesso tempo l’aria calda veniva convogliata al di sotto dei pavimenti sopraelevati ed entrava nei tubuli di terracotta al di sotto degli intonaci delle pareti del caldarium e tepidarium per riscaldare gli ambienti, venendo poi espulsa da camini all’esterno.

Le terme dovevano essere alimentate o da un pozzo locale, ma anche verosimilmente da un acquedotto, vista la vicinanza con il porto antico e con l’area del foro, anche se non risulta evidente la presenza di un canale o di una cisterna di raccolta.

queste sotto sono foto mie

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Terme di petriolo


Bagni di Petriolo si trova vicino a IESA, nella parte estrema del Comune di Monticiano, lungo la Statale n. 223 che collega Siena con Grosseto, in una località immersa in un bosco di querce, lecci e corbezzoli. E’ un posto con antiche origini, infatti le prime notizie che abbiamo risalgono al 1230. Le tombe Romane da poco scoperte sono l’evidenza piu’ tangibile, così come i resti, ancora ben conservati,  delle delle antiche Terme Medievali, costituite da una serie di quattro locali coperti da volte a crociera e che si aprono verso l’esterno con altrettante arcate.

Sopra le terme vi è una chiesa Romanica ad una sola navata e piccolo campanile a vela, risalente al 1276. Bagni di Petriolo inoltre, vale la pena di ricordare, sono le uniche terme fortificatedi cui si possono ancora ammirare le mura e la Torre Senese.

Le proprietà terapeutiche di queste acque erano ben conosciute, tanto che anche molti nobili venivano a “fare i bagni” qui. Anche Pio II, il senese Enea Silvio Piccolomini eletto Papa nel 1458 veniva spesso a Petriolo per curare la sua artrite. (‘sti Papi la spevano lunga…!). Una lapide in Latino ne ricorda la visita.

L’acqua è salso-solfato-bicarbonato-alcalino-terroso-sulfurea ipertermale (43°C) e contiene un altissimo tasso di zolfo e carbonato. Viene usata per bagni, fanghi, inalazioni, maschere facciali assai efficaci nella cura di patologie dermatologiche, respiratorie, ortopediche ed artroreumatiche.

L’acqua  sulfurea sgorga dalla sorgente e scende nel fiume Farma con una serie di cascatelle ed attraversando alcune vasche scavate nella roccia naturale, in cui si possono fare bagni in libertà. L’accesso è gratuito. 

La particolarità delle Terme di Petriolo è che abbiamo in uno stesso luogo due situazioni completamente diverse; a sinistra l’acqua termale, calda,  a destra,  le acque fredde del torrente Farma. Quindi un ambiente speciale per chi soffre di disturbi della circolazione. Infatti il “passare” , camminando sui ciottoli del fiume, dalla zona calda a quella fredda non fa altro che produrre un massaggio naturale ai piedi e stimolare il sistema circolatorio attraverso la vaso dilatazione (acqua calda)  e successiva costrizione   (acqua fredda).  

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