cos’è morire???


 hai paura della morte ?

la morte: un punto in comune tra tutti gli esseri viventi. ma riflettiamo un attimo sulla morte degli esseri umani. tu hai paura di morire? se si, ti sei chiesto perchè? chissà quante volte ci saremo chiesti, cosa c’è dopo la nostra vita terrena, sicuri che davvero ci sia qualcosa? spesso si dice che si ritorna là dove eravamo prima di nascere :-((, si ma dove eravamo prima di venire al mondo?  gli atei ci paragonano a degli animali negando che ci sia un’anima che sopravviva al corpo-quindi per loro la morte è la fine di tutto. secondo alcuni culti orientali  ( buddisti,induisti…)credono nella teoria della reincarnazione, quindi per loro la morte è solo un passaggio, l’anima continua a passare da un essere umano all’altro. le religioni africane insegnano che i morti diventano spiriti prottetori, ma chi muore di morte violenta, i disabili e i bambini rimangono spiriti vaganti e a volte anche pericolosi. La religione Ebraica si basa sull’Antico Testamento (i primi 39 libri della Bibbia), e insegna che vi sarà la risurrezione di tutti gli esseri umani dopo il Giudizio finale da parte di Dio. inoltre, insegna che quando si muore, l’anima lascia il corpo e raggiunge tutte le altre anime che riposano nello Sheol (regno dei morti). la religione Islamica – che, lo ricordiamo, fu basata parzialmente sull’Ebraismo – insegna l’esistenza dell’anima, e l’esistenza di un giorno destinato al Giudizio finale (chiamato “l’ultimo giorno”). L’Islam insegna che chi non crede in Allah è destinato all’inferno; chi invece è stato sufficientemente giusto potrà contemplare Allah. Alcune sette pseudocristiane come i Testimoni di Geova insegnano a non credere nel cielo e nell’inferno, e fondono il concetto di paradiso con quello di vita terrena. Il loro pensiero è che i morti che saranno stati sufficientemente giusti, un giorno ricominceranno a vivere “una nuova vita su una terra paradisiaca” (in questo mondo)-   il Cattolicesimo, rifacendosi in parte alla Bibbia ma anche, in larga misura alle tradizioni religiose romane, insegna che quando si muore esistono tre destinazioni possibili per l’anima del defunto: paradiso, inferno, e purgatorio (la Bibbia invece parla soltanto dei primi due, e ammette due sole condizioni possibili per i defunti: salvati, e non salvati). Secondo la chiesa cattolica, il purgatorio è un luogo di tormento dove vanno coloro che muoiono in grazia, a espiare la pena dovuta per i loro peccati. I parenti che vogliono aiutare un defunto a uscire del purgatorio possono rivolgersi alla chiesa cattolica, la quale effettuerà una messa di suffragio per “aiutarli”. Il Cattolicesimo inoltre, come certe religioni africane, insegna che i defunti ci ascoltano e ci aiutano, e che vanno pregati. attenzione però: occorre  distinguere tra la cessazione della vita fisica e la morte eterna.La morte eterna,si intende  la vita senza Dio, una vita di sofferenza dopo la morte terrena-

Il vero dilemma allora è questo: dove andrà il mio spirito dopo che il mio corpo fisico muore? Se il mio spirito è eterno, dove passerò il resto dell’eternità: con Dio, o separato da Dio?

Esistono 2 casi:

1) Senza il peccato.

Se al momento della mia morte sono senza peccato vuol dire che sono unito a Dio nello spirito, non c’è più alcuna separazione. Se sono unito a Dio nello spirito, quando il mio corpo muore, il mio spirito andrà direttamente da Dio ed io vivrò per l’eternità con Lui. Senza il peccato, io ho accesso alla presenza di Dio per sempre. Questa è la vita eterna, il poter vivere con Dio eternamente, insieme a Lui.

2) Con il peccato.

Se invece quando muoio sono nel peccato, io non sono unito a Dio nello spirito e non posso riconciliarmi con Lui. Il peccato mi separa da Dio e non mi permette di vivere con Lui, perché Dio è Santo e non può convivere con il peccato. Morendo nel peccato, sono costretto a vivere per l’eternità separato da Dio.

in questa poca esperienza di vita che ho fatto, mi sono accorta piu’ volte che chi non crede, vive il momento  doloroso della morte di un loro caro in modo davvero penoso, non trovano pace, rodono i loro giorni desolati nella loro afflizione, sono sempre arrabbiati anche con Dio, e imputano a lui la responsabilità del loro lutto. chi crede, soffre certamente per la perdita del proprio caro ma in cuor suo ha la consapevolezza che ha solo iniziato una nuova vita e lascia da parte l’egoismo di volerlo ancora tutto per se ed accetta con fede ciò che  succede. ma attenzione: non accetta con rassegnazione, perchè tanto non c’è via  d’uscita- ma con amore, perchè ha fede. Quando Giovanni, nell’Apocalisse 22,13, fa dire al suo Cristo: “Il sono il Primo e l’Ultimo, l’Alfa e l’Omega, l’Inizio e la Fine, l’Origine e il Punto d’arrivo” probabilmente aveva davvero compreso già tutto.  la cosa su cui bisognerebbe riflettere è  perché il mondo animale non ha consapevolezza della morte?perché solo l’essere umano lo percepisce chiaramente ?

E’ come se tra l’alfa e l’omega vi fosse qualcosa di così peculiare da non essere percepito dal mondo animale. Gli animali vivono il processo in maniera, istintiva.

Perché invece questo processo è per l’essere umano così peculiare? Il motivo forse risiede nel fatto che nello spazio intermedio che separa l’inizio dalla fine, l’essere umano si gioca tutte le possibili forme della propria libertà. Cioè all’essere umano è stata data la facoltà di scelta e quindi la consapevolezza di dover fare la scelta migliore, quella più conforme alla sua natura originaria. se pensiamo alle esperienze di vita, molto più importante  è il dolore, anche perché di questo noi possiamo conservare un ricordo, che poi può servirci per sopportare meglio il dolore la volta successiva.

essoci fortifica, la morte ci distrugge o, se vogliamo, ci libera dal peso di un dolore insopportabile, sempre che la morte sia per così dire “naturale” e non ci colga di sorpresa.

Noi possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci addolora in misura proporzionale ai sentimenti provati per quella persona in vita.

Il motivo  base per cui non riusciamo ad accettare la morte è dovuto al fatto egoistico  che per istinto rifiutiamo l’idea che ci venga a mancare una persona amata. Ma una vita che abbia condotto un’esistenza normale, di regola avverte la morte come un fenomeno naturale, che pone fine a una vita che si sta logorando. E’ proprio la consapevolezza di veder deperire fisicamente il corpo che induce a vedere la morte come una soluzione liberatoria.

Anzi, si potrebbe dire che si avverte la fine come prossima quando la vita in generale,  viene percepita come un peso insopportabile.

Il corpo è un involucro soggetto a decomporsi: quando si comincia ad avere consapevolezza di questo, si comincia anche a desiderare di vivere una nuova condizione.

Se la morte di un essere umano fosse qualcosa di assolutamente sconvolgente, le sue conseguenze sarebbero irreparabili. Invece la vita continua. Questa stessa espressione generica  che spesso diciamo: “la vita continua” la intendiamo in riferimento a quella terrestre; in realtà dovremmo intenderla in riferimento alla vita in generale-  La vita continua “per tutti” – così andrebbe interpretata. La morte, dunque, è solo trasformazione. Tra vita e morte, dal punto di vista fisico, non c’è alcuna differenza: la morte non è che la modalità del passaggio da una forma di vita a un’altra. non ricordo quale filosofo del passato sosteneva che  non bisognava avere paura della morte -perchè semplicemente quando c’è lei noi non ci siamo- pensavo l’altro giorno quando ho scoperto che esiste una vongola che vive 400 anni (io sapevo la tartaruga sui 200 anni) che siamo fortunati a non avere cosi tanto tempo… non oso immaginare che noia. voi di tutto ciò che idea avete?