Informazioni su 🌸 Rosa Andronaco 🌸

Accetto solo richieste di amicizia da chi ha un blog. (SERIO E NON VOLGARE) https://calogerobonura.wordpress.com/ Interessi: ? mi piace la buona compagnia , ma non disdegno il silenzio dove ritrovare me stessa e i miei pensieri...

La storia degli angeli dell’avvento ¤₪¤₪


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Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale. Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

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L’angelo blu. Durante la prima settimana un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.
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L’angelo rosso. Durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.Risultati immagini per gif animata angelo rosso
L’angelo bianco. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.Immagine correlata

L’angelo viola. Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.dal web dividerdivider

 

corona dell’avvento

Ricordando l’avvento ¤₪


Sei il Dono del Padre  all’uomo infelice.

      Sei il Figlio che giunge per germogliare speranza

       Sei il Fratello che annuncia misericordia paterna. 

       Sei lo Sposo che si prende cura dell’uomo ingannato.

     Sei il Giorno   che viene dopo la notte tremenda.

        Sei la Pace   che scende dall’Alto.       

  Sei Giustizia di Dio  per l’uomo ingiusto.

     Sei la Verità che rallegra la vita.

     Sei la Misericordia che si stende feconda.   

  Sei la Parola  che comunica amore.

         Sei il Giudizio  che salva i peccatori.

Sei la Veste che copre la mia nudità.

VIENI, SIGNORE GESU’

Thanksgiving-day


Il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese) è una festa osservata negli Stati Uniti d’America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto.
Questa storica tradizione cristiana risale all’anno 1623
IL VIAGGIO DELLA MAYFLOWER
Ai tempi in cui ebbe inizio questa storia, andare dall’Inghilterra in America era un’impresa che richiedeva mesi di tempo e molto coraggio. Bisognava imbarcarsi su una nave di legno piccola, priva di comodità e abbastanza malsicura. Era proprio così la “Mayflower”, la nave che attraverso mille peripezie nel 1620 portò dalla città inglese di Plymouth alle coste del Massachusetts un gruppo di persone che non volevano più stare in Europa, dove la loro religione era perseguitata. Queste persone, che vennero chiamate “Pellegrini” volevano arrivare un po’ più a sud, la nave venne però spinta a nord da tempeste e gelidi venti. I suoi passeggeri morivano a uno a uno di stenti e malanni. Alla fine, decisero di sbarcare dove sarebbero approdati. La terra in cui arrivarono si rivelò dapprima poco ospitale. Era ormai quasi inverno e i Pellegrini cominciarono a costruire un villaggio di legno: lo chiamarono Plymouth. Quando arrivò la primavera, lavorarono la terra, aiutati dagli Indiani che già vivevano in quella zona e che insegnarono loro a coltivare il grano e ad allevare un animale che essi non avevano mai visto prima: il tacchino. Un anno dopo il loro burrascoso arrivo, i Pellegrini poterono fare il primo raccolto e, poiché erano molto religiosi, decisero di festeggiarlo ringraziando il Signore che aveva dato loro una terra generosa su cui vivere e lavorare. Il Giorno del Ringraziamento è, per gli Americani, un’ importante festa di famiglia, come il Natale in  quel giorno non si va né a scuola né al lavoro- ma si sta a casa con nonni, genitori, zii e cuginetti. In cucina, mamme nonne preparano un grandissimo pranzo a base di tacchino ripieno, con tanti buoni contorni, dolcetti farciti e budino freddo di zucca .
Il Giorno del Ringraziamento dà il via, in America, al periodo prenatalizio.

Nel giorno del ringraziamento, in tutte le città americane si svolgono parate con carri allegorici e festeggiamenti di ogni tipo. Il Presidente degli Stati Uniti è solito celebrare il giorno di festa mangiando con i soldati.
Il giorno del ringraziamento viene festeggiato anche nello stato libero associato di Porto Rico

 

il giorno del ringraziamento….. | sorridi ....domani è un nuovo giorno ........

UN ASINO CHIAMATO CULO



Un prete partecipò ad una corsa di paese con un asino chiamato Culo, e vinse.
Il parroco era così contento che disputò altre corse e vinse ancora. Pochi giorni dopo, il giornale locale pubblicò una nota in terza pagina che riportava:
“Il Culo del parroco vincitore su tutti”.
Avvertito, il Vescovo si infastidì per quel trafiletto e ordinò che l’asino non uscisse dal recinto.
Il giorno seguente il giornale pubblicò in seconda pagina:
“Il Culo del parroco chiuso dal Vescovo”.
Arrabbiato, il Vescovo ordinò al pastore di sbarazzarsi dell’asino, e questi decise di regalarlo ad una suora di un convento vicino, ma il giornale lo scoprì e pubblicò in prima pagina:
“Appartiene ad una suora il miglior Culo del paese”
Leggendo questo il Vescovo svenne, ma altri prelati della Curia informarono la suora che doveva assolutamente liberarsi dell’asino, al che lei lo cedette ad un contadino per una modesta somma.
Il giornale titolò quindi a caratteri cubitali:
“Suora vende il Culo per 100 €”
Urlante ed esasperato, il Vescovo ordinò alla suora di ricomprare il somaro, portarlo alle pianure e lasciarlo allo stato brado, dichiarando alla fine pubblicamente che non era più in suo possesso.
La prima pagina si trasformò in:
“Suora annuncia che finalmente il suo Culo è libero”
I funerali del Vescovo si tennero due giorni dopo.
Conclusione: preoccuparsi dell’opinione pubblica può portare dolore e sofferenza, ed anche accorciare la vita per lo stress.
Morale: smettetela di preoccuparvi del Culo degli altri, pensate solo al vostro e godetevi la vita. ( Cit. Efisio Fa)

Organi e psiche


Ti si ammala il fegato: quanta cazzo di rabbia hai tenuto dentro, facendola esplodere contro di te?
Ti si ammala il pancreas: quanto avresti bisogno di quell’amore infantile che hai trasformato in corazza?
Ti si ammalano i polmoni: hai talmente tante lacrime trattenute che potresti creare un nuovo oceano.
Ti si ammala il cuore: a quanti hai permesso di spezzartelo?
Ti si ammala l’intestino: devi averne trattenuta di merda invece di restituirla ai legittimi proprietari.
Ti si ammala il cervello: hai mai fatto la vita che volevi e le scelte che volevi?
Ti si ammalano gli occhi: a furia di posare lo sguardo su quello che non ti piace!
Ti si ammala lo stomaco: ti sei fatta andar giù emozioni avariate, fingendo che fossero prelibate.
Ti si ammalano le ginocchia: hai passato la vita piegata.
Ti si ammalano le gambe: hai fatto sempre la strada che ti hanno dettato gli altri senza mai scegliere veramente per te.
Ti si ammalano i piedi: prova un po’ a pensare a chi ti ha tolto la terra da sotto i piedi.
Ti si ammala la schiena: per forza! Hai portato in groppa cani e porci.
Ti si ammala la pelle: te lo ricordi tutte le volte in cui sei stata un tappetino, uno zerbino?
Ti si ammala il collo: questo è per tutte le volte che non hai avuto il coraggio di girare la testa dall’altra parte e andartene via da ciò che ti faceva male.

Dal web.

Credo fortemente che sia un collegamento tra malattie e che ci sia una relazione tra organi e psiche.

Il corpo ci parla sempre, voi che ne pensate?

Un post che non si vorrebbe mai fare….


Impossibile credere che deve essere un addio.

Come cerchi nell'acqua

MARGHIAN

SALVE. IO SONO MARGHIAN .SONO UNA PERSONA DI 68 ANNI, ABITO A TERRALBA, UN CENTRO DELLA PROVINCIA DI ORISTANO IN SARDEGNA. VIVO DA…View Complete Profile

Marghian…il buon caro Marghian, sempre gentile, la persona in assoluto più “buona” nel senso vero della parola ci ha lasciato oggi….

Non ci posso credere mi ha scritto 2 giorni fa aggiornandomi che lo stavano dimettendo dall’ospedale….

Sono veramente troppi quelli che ci hanno lasciato, lui era una presenza costante, dolce, tenera, amico sin dai primi tempi del blog, non ho davvero parole, solo un grande vuoto e una profonda tristezza…..

Ciao amico mio, spero che ora ovunque tu sia, possa essere sereno e stare bene, tranquillo con la tua musica, un forte abbraccio, mi mancherai davvero tanto, un forte abbraccio.

silvia

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Sacra santa verità


_Scritto dal sacerdote cattolico GABRIEL VILA VERDE, attualmente in Brasile

Viviamo in un’epoca in cui vogliono che i preti si sposino e le persone sposate divorzino.
Vogliono che gli eterosessuali abbiano relazioni non vincolanti, ma che i gay si sposino in chiesa.
Perché le donne si vestano da uomini e assumano ruoli maschili e gli uomini diventino “fragili” come donne.
Un bambino con solo cinque o sei anni di vita ha il diritto di decidere se sarà un uomo o una donna per il resto della sua vita, ma un bambino sotto i diciotto anni non può rispondere dei suoi crimini.
Non ci sono posti per i pazienti negli ospedali, ma ci sono incentivi e sponsorizzazioni per chi vuole cambiare sesso.
C’è un supporto psicologico gratuito per chi vuole uscire dall’eterosessualità e vivere l’omosessualità, ma non c’è supporto da esso per chi vuole uscire dall’omosessualità e vivere la propria eterosessualità e se ci provano, è un crimine.
Essere a favore della famiglia e della religione è dittatura, ma urinare sui crocifissi è libertà di espressione.
Se non è la fine dei tempi, deve essere la prova…”
Più chiaro dell’acqua!

Va cosi, infatti


Lascia che le cose si rompano, smetti di sforzarti di tenerle incollate.
Lascia che le persone si arrabbino.
Lascia che ti critichino, la loro reazione non è un problema tuo.
Lascia che tutto crolli, e non ti preoccupare del dopo.
Dove andrò?
Che farò?
Nessuno si è mai perso per la via, nessuno è mai rimasto senza riparo.
Ciò che è destinato ad andarsene se ne andrà comunque.
Ciò che dovrà rimanere, rimarrà comunque.
Troppo sforzo, non è mai buon segno, troppo sforzo è segno di conflitto con l’Universo.
Relazioni
Lavori
Case
Amici e grandi amori.
Consegna tutto alla Terra e al Cielo, annaffia quando puoi, prega e danza ma poi lascia che sbocci ciò che deve e che le foglie secche si stacchino da sole.
Quel che se ne va, lascia sempre spazio a qualcosa di nuovo: sono le leggi universali.
E non pensare mai che non ci sia più nulla di bello per te, solo che devi smettere di trattenere quel che va lasciato andare.
Solo quando il tuo viaggio sarà terminato, allora finiranno le possibilità, ma fino a quel momento, lascia che tutto crolli, lascia andare.

[Claudia Crispolti]

Preso da chicca

Brooklyn Supreme


Brooklyn Supreme (1928-1948), il cavallo più pesante della storia.

Nato a Minneapolis, Minnesota, Brooklyn Supreme raggiunse negli anni ’40 il peso record di 1451 kg. Per la sua taglia, è anche accreditato da alcuni come cavallo più grande mai vissuto, misurando 2 m di altezza per 3.10 m di circonferenza. Per ferrare i suoi zoccoli furono necessari in tutto 76 cm di ferro.

Per la maggior parte della sua vita sotto i riflettori visse in Iowa, dove il padrone lo metteva in mostra al prezzo di 10 centesimi per spettatore.

🧠Sapiens³

Popeye


“Pochi sanno che il personaggio di Popeye (Braccio di ferro) esisteva davvero. Il suo vero nome era Frank “Rocky” Fiegel, nato in Polonia nel 1868. Emigrò con la sua famiglia in America dove, nel 1887, si arruolò in Marina. Per stare con i bambini, teneva sempre la pipa con l’angolo della bocca e raccontava loro le buffonate della sua giovinezza, spesso vantandosi della sua forza fisica e sostenendo ad alta voce che gli spinaci sono il cibo che lo rende invincibile.Il creatore del personaggio di Popeye, Elzie Crisler Segar, è nato a Chester ed è stato uno dei bambini che ha avuto il privilegio di ascoltare “dal vivo” le storie dell’ex marinaio.”

da fb

Garanzia del limone


Da: #Web

L’espressione “garantito al limone”.
I venditori di stoffe dei mercati spruzzavano sui tessuti del succo di limone, in modo da dimostrare la qualità della tintura, che non veniva corrosa dall’acido citrico. Se è garantito al limone, puoi fidarti!

Curiosità

@accendilamente

Maternità di Maria di Nazareth


Quest’anno avrebbe compiuto 101 anni. Ma se n’è andata nel giugno 2014, trent’anni dopo aver svelato, con un viaggio dalla California al Veneto, terra dei suoi sfortunati genitori, un mistero incredibile. Quel mistero riguardava la sua famiglia e l’emigrazione italiana con i suoi drammi. Quel mistero è racchiuso in un’immagine che tutti conosciamo, ignorandone i segreti. A 64 anni, nel 1984, per la prima volta a Venezia da dove i suoi erano partiti, suor Angela Marie Bovo, nata a Oakland, in California, nel 1920, finalmente capì. Capì chi erano i genitori che lei e i suoi fratelli avevano perso. Capì il significato di quella strana posa nell’ultima foto della vecchia mamma, che strana lo era stata per tanto tempo: quasi mezzo secolo trascorso in ospedali psichiatrici, la mente sconvolta dal trauma di un marito morto lasciandola con dieci bocche da sfamare, in un Paese in cui lei non apriva bocca perché non ne parlava la lingua. E capì grazie a un quadro, che tutti conosciamo. Come i suoi nove fratelli, suor Angela Marie Bovo era cresciuta in orfanotrofio, prima di prendere i voti e farsi suora. Ma non aveva mai rinunciato a cercar di scoprire le proprie radici. Qual era la storia di quella mamma, partita giovanissima col marito dall’Italia e impazzita dopo una tragedia familiare? La madre si chiamava Angelina Cian, era nata a Venezia ed era la seconda di dodici figli. Quando era undicenne, il pittore Roberto Ferruzzi – un pittore non professionista, avvocato di professione – colpito dalla sua grazia mentre accudiva il fratellino Giovanni, le aveva chiesto di posare col bimbo in braccio, per un quadro che diventò successivamente il più noto simbolo della maternità di Maria di Nazareth al mondo. Il dipinto vinse la Biennale di Venezia del 1897. In origine era intitolato “La Zingarella” ma ebbe un tale successo popolare come immagine della madre di Gesù che lo stesso pittore lo ribattezzò “Madonnina”. Passato più volte di mano per cifre consistenti, il quadro sarebbe stato infine acquistato dell’ambasciatore americano in Francia, che volle portarlo negli Stati Uniti. Purtroppo il dipinto sarebbe andato disperso nell’oceano con una nave affondata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Tuttavia, prima della partenza, era stato riprodotto fotograficanente dai Fratelli Alinari di Firenze, i quali ne erano stati proprietari per un certo periodo e ne fecero la fortuna con infinite stampe fotografiche, diffuse ovunque con titoli diversi. Infatti, il dipinto è attualmente considerato l’immagine della Madonna con il Bambino Gesù più diffusa, più riprodotta e più nota al mondo. Tuttavia, i fratelli Alinari avevano fotografato il dipinto in bianco e nero, per cui le migliaia di riproduzioni che tuttora sono in circolazione riportano colori del tutto arbitrari, che sicuramente non sono quelli del dipinto originale, andato perduto. Angelina Cian, che ad undici anni aveva posato per il quadro di Ferruzzi, sposatasi con Antonio Bovo, emigrò con lui negli Stati Uniti. Arrivata in California nell’anno del terremoto che distrusse San Francisco (1906), non apprese mai l’Inglese. Mise al mondo dieci figli ed il suo equilibrio psichico precipitò con la morte prematura del marito nell’anno della Grande Crisi (1929); in seguito al tracollo psichico, Angelina fu rinchiusa in manicomio. Non aveva raccontato a nessuno di quel quadro, dopo che i genitori l’avevano rimproverata ritenendo sconveniente che da ragazzina avesse fatto da modella. I suoi figli finirono tutti in orfanotrofio. Sappiamo che una di loro, Mary, prese i voti e divenne suor Angela Marie. Nella mente sconvolta di Angelina il ricordo di quel quadro non si era perso. Un giorno si alzò da una panchina del manicomio in silenzio, si coprì con un velo e davanti all’obiettivo si mise nella stessa posa di quel quadro. Fu la sua ultima foto: morì poco dopo, nel 1972. Quando, nel 1984, suor Angela Maria venne a Venezia, alla ricerca delle tracce di sua madre, ebbe la fortuna di trovare in un convento veneziano una giovane suora americana che si appassionò alla sua ricerca, aiutandola a districarsi nell’archivio dell’anagrafe, sino alla scoperta delle due vecchie zie, sorelle della madre ed ancora viventi, che andò a trovare ed assieme alle quali ricostrì la storia della vita di sua madre. Quel mistero, racchiuso nell’immagine più popolare al mondo della Madonna, impersonata in realtà da una bambina, fu svelato grazie a una suora nata in America, che aveva scoperto d’esser figlia di quella ragazzina italiana povera, emigrata negli Stati Uniti, madre giovanissima di dieci figli, vedova giovanissima e resa folle dalle disgrazie che fecero seguito alla morte del marito. Ed anche grazie ad una giovane suora americana trapiantata a Venezia, dell’ordine delle Suore di Carità.

DAL WEB-

Meditazione dalla lettera apostolica Patris Corde


San Giuseppe era un carpentiere che ha lavorato onestamente per garantire il sostentamento della sua famiglia. Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro.

In questo nostro tempo, nel quale il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale e la disoccupazione raggiunge talora livelli impressionanti, anche in quelle nazioni dove per decenni si è vissuto un certo benessere, è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità e di cui il nostro Santo è esemplare patrono.

Il lavoro diventa partecipazione all’opera stessa della salvezza, occasione per affrettare l’avvento del Regno, sviluppare le proprie potenzialità e qualità, mettendole al servizio della società e della comunione; il lavoro diventa occasione di realizzazione non solo per sé stessi, ma soprattutto per quel nucleo originario della società che è la famiglia. Una famiglia dove mancasse il lavoro è maggiormente esposta a difficoltà, tensioni, fratture e perfino alla tentazione disperata e disperante del dissolvimento. Come potremmo parlare della dignità umana senza impegnarci perché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento?

La persona che lavora, qualunque sia il suo compito, collabora con Dio stesso, diventa un po’ creatore del mondo che ci circonda. La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro per dare origine a una nuova “normalità”, in cui nessuno sia escluso. Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!

7. PADRE NELL’OMBRA

Lo scrittore polacco Jan Dobraczyński, nel suo libro L’ombra del Padre, ha narrato in forma di romanzo la vita di San Giuseppe. Con la suggestiva immagine dell’ombra definisce la figura di Giuseppe, che nei confronti di Gesù è l’ombra sulla terra del Padre Celeste: lo custodisce, lo protegge, non si stacca mai da Lui per seguire i suoi passi. Pensiamo a ciò che Mosè ricorda a Israele: «Nel deserto […] hai visto come il Signore, tuo Dio, ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino» (Dt 1,31). Così Giuseppe ha esercitato la paternità per tutta la sua vita.

Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti.

Nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisogno di padri. È sempre attuale l’ammonizione rivolta da San Paolo ai Corinzi: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sacerdote o vescovo dovrebbe poter aggiungere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (ibid.). E ai Galati dice: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!» (4,19).

Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.

La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione.

La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9).

Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe.



PER APPROFONDIRE

Datemi torto se riuscite


MUOIOOOOO🤣🤣🤣

La matrigna di Biancaneve dopo aver sposato il sovrano vedovo trova il modo di assassinarlo. Non contenta, sapendo che avrebbe solo temporaneamente ereditato il gruzzolo e il trono, convince il guardacaccia a portare la figliastra nel bosco e sgozzarla (circonvenzione di incapace, omicidio premeditato, istigazione a delinquere). E vuole il cuore in pegno come testimonianza dell’avvenuto infanticidio (vilipendio di cadavere, mutilazione di cadavere). Poi, lasciando stare che la stronza non riesca a distinguere il cuore di una cerva da quello di una donna… (ritardata), la fanciulla si rifugia per mesi presso 7 nani. Sette!
Ricordate che è minorenne ( …..)
Alla fine la maledetta decide di avvelenarla con uno stratagemma, (furto di identità, tentato omicidio, spaccio di arte medica, detenzione di veleni senza autorizzazione).
Lei si addormenta, non muore. Va in coma.
Alla fine il principe azzurro la bacia e la sveglia dal coma.
Oh… è la prima cosa non orrenda che le capita da anni… lei si innamora e lo sposa, eredita trono, regno, quattrini e accoppa la stronza.
E in tutto questo delirio di crimini che manco tre puntate di quarto grado, voi altri ritardati acefali vi preoccupate che il bacio del principe non fosse “consensuale”.
A voi da piccoli v’hanno menato troppo poco. Oppure v’hanno menato solo sulla testa.

Copiato e incollato….non potevo farne a meno..😅😂🤣

Se avesse potuto dirti:


Vi dicevo prima di un altro scritto, ecco qui mi sono immaginata cosa avrebbe detto in modo particolare la mia mamma a Simona che diventata mamma tornava nella sua casetta con un esserino prezioso da amare e custodire.

Posso solo immaginare la felicità di mio padre a veder Simona diventar mamma: lui che l’amava piu’ della sua stessa vita, lui che ha anticipato la pensione per potersela godere, ed aiutarmi mentre lavoravo. Un uomo eccezionale che da lassù la ammira per la donna che è diventata. Per naturalezza delle cose, però ho pensato che parlasse mia madre, vuoi perché la sua mancanza è piu’ recente, vuoi perché <donna> dalla quale discendiamo.

Cara Simona,

da qualche parte avevo letto che impariamo a essere figli quando siamo padri, e padri quando siamo nonni; e per questo anche se non ci sono fisicamente in questo momento cosi gioioso della tua vita, lascio esprimere a mia figlia cosa vorrei dirti se potessi esser li con voi.

Mi sembra ieri che io a mia volta ho avuto la tua mamma, tutta sola e in una terra dove con la lingua straniera mi sono dovuta arrangiare da subito.

Mi sembra, ieri che la tua mamma è arrivata a casa mia con un paio di scarpette per annunciarmi il tuo prossimo arrivo. Che emozione, indescrivibile!!!

Comunque, siamo tre generazioni di bimbe e poi donne straordinarie. Che forza che siamo!

Volevo farti sapere che benedico te, e la nostra piccola Vittoria, vi auguro che sia fonte di soddisfazioni e di amore come tu lo sei stata per noi.

Parlale di me, quando sarà grande, dille quanto l’avrei amata se fossi stata li, ma dille che l’amo anche da quassù, e che se lei mi cercherà nel suo cuore, mi troverà.

Mi sono persa gli attimi piu’ belli della tua vita: il matrimonio, e la nascita della mia pronipote mannaggia la peppina, però ora da quassù posso vedere che in realtà sono sempre stata con voi anche in quei giorni, perché voi mi portavate nel cuore, come io faccio sempre con voi.

Congratulazioni e gioia sia – per voi neo genitori e tanti bacini di benvenuto a questo nuovo immenso amore che riempierà le vostre vite.

Nonna Francesca.

Il primo mese di te ✿❀ԑ̮̑ঙ¸


E’ gia passato un mese dalla nascita di Vittoria, ed il tempo corre sempre piu’ in fretta.

Oggi con il permesso di mia figlia voglio condividere con voi la lettera che le ho fatto trovare a casa al ritorno dell’ospedale.

La prima sarà quella da parte mia e di mio marito, ne seguirà un’altra che vi spiegherò poi.

Eccola:

Cara Vittoria,

hai concluso il tuo viaggio, tutto è andato come previsto e la tua vita sulla terra sta iniziando ora.

Dal tuo sguardo, appena arrivata in mezzo a noi, si è capito il tuo stupore.

Ti era stato detto, durante i lunghi mesi in cui ti stavi preparando per questo atterraggio, che avresti trovato tanta gente intorno a te, già in ospedale. E invece… solo la mamma, un dottore, un’infermiera e, forse, anche il papà. E i nonni? E gli zii?

Dove sono spariti tutti? Che strana cosa: ti era stato detto anche, sempre nel tuo viaggio durato nove mesi, che all’uscita dall’ospedale avresti sentito rumori, tanti, di persone, di macchine, di bus e taxi, ma di non spaventarti perchè è tutto normale, fa parte della vita quaggiù. E di nuovo hai sgranato gli occhi. Sì, perchè, all’uscita dall’ospedale… silenzio. Poche persone che camminano, con una strana cosa in faccia che copre il naso e la bocca; poi hai visto tante persone, una dietro l’altra ma a distanza di uno o due metri, lungo un marciapiedi, che avanzano lentamente appena una di loro esce da una porta

E ti era stato anche sussurrato, per farti pregustare la gioia dell’attesa, che al tuo arrivo nella tua casa avresti trovato tanta gente a far festa, invece… nessuno. Silenzio. Dove sono finiti tutti? Che strana cosa…

E ti era stato promesso che, passati i primi giorni, la mamma e il papà ti avrebbero sistemato in una carrozzina e portato a villa Serra per la tua prima passeggiata fuori, visto che saresti arrivato in un periodo molto bello dell’anno, la primavera. E invece chissa’ li vedrai con la mascherina e ti sembreranno strani ..

È solo che… non ti era stato detto che la vita è fatta di imprevisti, e che ci sono imprevisti più imprevedibili di altri. D’accordo, un giorno saprai che i grandi vanno sulla luna, solcano gli oceani, si immergono negli abissi marini, scalano le montagne più alte del mondo e riescono persino a volare. Prevedono che tempo farà domani o dopodomani e anche fra una settimana. Riescono anche a prevedere gli andamenti dei mercati finanziari (almeno entro i prossimi tre giorni) ma… questa cosa, davvero, non l’avevano neanche immaginata. Che un minuscolo, invisibile granellino sarebbe entrato nella grande ruota dell’ingranaggio e avrebbe fermato quasi tutto… proprio no.

Cara Vittoria, anche se ora ti sembra tutto diverso da come ti era stato raccontato… continua a sperare nel futuro radioso che ti abbiamo promesso.

Perchè – devi sapere – la vita, quando lo decide, presenta degli intervalli e questo ne è un esempio: c’era un PRIMA e ci sarà un DOPO e, in mezzo, ci siamo noi. Fragili ma non deboli, che viviamo e impariamo, e grazie a te anche questa parentesi strana nella nostra vita ora abbiamo un motivo per sorridere!

Grazie, per aver fatto nascere con te anche una mamma ed un papà, ora l’amore perfetto è arrivato con te.

Con immenso amore e benedizioni nonni Rosa e Lillo

5 maggio


Ei fu. Siccome immobile, 
dato il mortal sospiro, 
stette la spoglia immemore 
orba di tanto spiro, 
così percossa, attonita 
la terra al nunzio sta, 
muta pensando all’ultima 
ora dell’uom fatale; 
né sa quando una simile 
orma di pie’ mortale 
la sua cruenta polvere 
a calpestar verrà. 
Lui folgorante in solio 
vide il mio genio e tacque; 
quando, con vece assidua, 
cadde, risorse e giacque, 
di mille voci al sònito 
mista la sua non ha: 
vergin di servo encomio 
e di codardo oltraggio, 
sorge or commosso al sùbito 
sparir di tanto raggio; 
e scioglie all’urna un cantico 
che forse non morrà. 
Dall’Alpi alle Piramidi, 
dal Manzanarre al Reno, 
di quel securo il fulmine 
tenea dietro al baleno; 
scoppiò da Scilla al Tanai, 
dall’uno all’altro mar. 
Fu vera gloria? Ai posteri 
l’ardua sentenza: nui 
chiniam la fronte al Massimo 
Fattor, che volle in lui 
del creator suo spirito 
più vasta orma stampar. 
La procellosa e trepida 
gioia d’un gran disegno, 
l’ansia d’un cor che indocile 
serve, pensando al regno; 
e il giunge, e tiene un premio 
ch’era follia sperar; 
tutto ei provò: la gloria 
maggior dopo il periglio, 
la fuga e la vittoria, 
la reggia e il tristo esiglio; 
due volte nella polvere, 
due volte sull’altar. 
Ei si nomò: due secoli, 
l’un contro l’altro armato, 
sommessi a lui si volsero, 
come aspettando il fato; 
ei fe’ silenzio, ed arbitro 
s’assise in mezzo a lor. 
E sparve, e i dì nell’ozio 
chiuse in sì breve sponda, 
segno d’immensa invidia 
e di pietà profonda, 
d’inestinguibil odio 
e d’indomato amor. 
Come sul capo al naufrago 
l’onda s’avvolve e pesa, 
l’onda su cui del misero, 
alta pur dianzi e tesa, 
scorrea la vista a scernere 
prode remote invan; 
tal su quell’alma il cumulo 
delle memorie scese. 
Oh quante volte ai posteri 
narrar se stesso imprese, 
e sull’eterne pagine 
cadde la stanca man! 
Oh quante volte, al tacito 
morir d’un giorno inerte, 
chinati i rai fulminei, 
le braccia al sen conserte, 
stette, e dei dì che furono 
l’assalse il sovvenir! 
E ripensò le mobili 
tende, e i percossi valli, 
e il lampo de’ manipoli, 
e l’onda dei cavalli, 
e il concitato imperio 
e il celere ubbidir. 
Ahi! forse a tanto strazio 
cadde lo spirto anelo, 
e disperò; ma valida 
venne una man dal cielo, 
e in più spirabil aere 
pietosa il trasportò; 
e l’avvïò, pei floridi 
sentier della speranza, 
ai campi eterni, al premio 
che i desideri avanza, 
dov’è silenzio e tenebre 
la gloria che passò. 
Bella Immortal! benefica 
Fede ai trïonfi avvezza! 
Scrivi ancor questo, allegrati; 
ché più superba altezza 
al disonor del Gòlgota 
giammai non si chinò. 
Tu dalle stanche ceneri 
sperdi ogni ria parola: 
il Dio che atterra e suscita, 
che affanna e che consola, 
sulla deserta coltrice 
accanto a lui posò.

L’ode il Cinque Maggio fu scritta, di getto, in soli tre o quattro giorni, dal Manzoni commosso dalla conversione cristiana di Napoleone avvenuta prima della sua morte (la notizia della morte di Napoleone si diffuse il 16 luglio 1821 e fu pubblicata nella “Gazzetta di Milano”).

dal web

26 aprile 1986


26 aprile 1986: Una serie di esplosioni distrugge il reattore del blocco 4 della centrale nucleare di Chernobyl.

Il giorno precedente un test di sicurezza avrebbe dovuto simulare una situazione di black-out ma, a causa del susseguirsi di errori umani, la simulazione si tramutò in un disastro di proporzioni mai viste.

Viĺla Girasole




Villa Girasole, situata a Marcellise in provincia di Verona, è una villa costruita tra il 1929 e il 1935. Questa costruzione futuristica, è composta da un corpo fisso a forma circolare, su cui poggia un corpo rotante a forma di V. La rotazione è affidata a dei rulli che percorrono delle rotaie circolari. L’idea dell’ingegnere che la realizzò, era di poter godere della luce del sole in ogni momento del giorno, proprio come fa un girasole ruotando la sua corolla

@accendilamente

Nei portabagagli delle automobili americane è presente un meccanismo per riuscire ad aprirli dall’interno.L’idea fu di una coppia statunitense che fu vittima di un rapimento nel 1995. Rapiti ed abbandonati rinchiusi nel portabagagli della propria auto, i due riuscirono a mettersi in salvo, e dopo questa disavventura si batterono per fare in modo che tutte le automobili fossero provviste di un’apertura di emergenza del portabagagli, che entrò in vigore nel 2000.📚 Fonte📽 Video🧠Sapiens³


Un anno senza di te 💜💗💜


Cara mamma, oggi è un anno che sei andata via, non ci siamo salutate, e non ci siamo viste nell’ultimo mese.
Ma l’ultima visita dell’8 marzo me la ricordo: quando sono uscita dalla tua stanza – nel corridoio – mi sono voltata verso la tua porta e le lacrime scendevano sole.
Era davvero doloroso viverti in quel modo, ed era ancor piu’ brutto andar via; era
sempre una lotta interiore per trovare un equilibrio.
Ti voglio bene mamma, benedicimi ancora come facevamo quando eravamo assieme, perchè io avrò sempre bisogno di te.
L’anno scorso non ti abbiamo neppure potuto salutare con il rito del funerale, ma quest’anno la santa messa in tua memoria cade proprio il giovedi santo dove Dio dona ai suoi discepoli il comandamento piu’ grande dell’amore, ed allora
ricordandoti nella santa messa di stasera alle 17 30 nella nostra chiesa, il nostro abbraccio d’amore arriverà fin lassù.

🐠🐟 LE ORIGINI DEL PESCE D’APRILE 🐟🐠


Le origini del pesce d’aprile non sono certe, anche se sono state proposte diverse teorie. Prima dell’adozione del calendario Gregoriano, nel 1582, il Capodanno era celebrato tra il 25 marzo (la vecchia data dell’equinozio di primavera) e il 1 aprile.
Una delle ipotesi più accreditate vuole dunque che, a seguito del cambiamento di calendario, non tutti si abituarono alla modifica e vennero quindi additati come gli “sciocchi d’aprile”.
Da qui l’origine burlesca dell’1 aprile.

LA STORIA
In Europa, i festeggiamenti del primo d’aprile diventano usanza intorno alla fine del 1500: pochi anni dopo l’adozione del nuovo calendario Gregoriano. Nella Francia di Re Carlo IX e nella Germania degli Asburgo, la tradizione prende il via e si diffonde poi in Inghilterra (nel XVIII secolo) e negli altri stati europei.
La leggenda vuole che molti francesi, contrari a questo cambiamento o semplicemente sbadati, continuassero a scambiarsi regali tra marzo e aprile, festeggiando il Capodanno come ai vecchi tempi.
Dei burloni iniziarono così, per sbeffeggiarli, a consegnar loro regali assurdi o vuoti durante feste inesistenti. Nel regalo vuoto si poteva trovare un biglietto con scritto “poisson d’avril”: pesce d’aprile, in francese.
In Italia l’usanza dell’1 aprile è recente: risale agli anni tra il 1860 e il 1880. La prima città ad accogliere l’abitudine francese fu Genova, dove la passione per gli scherzi d’aprile sbarcò nel suo porto così vivace. La tradizione si radicò prima tra i ceti medio-alti, poi prese piede anche tra il resto della popolazione.
Fonte: http://www.focusjunior.it

Non so come ti pregano le stelle



di Adriana Zarri
(teologa italiana)

Io non so come ti prega mio padre, né mio fratello, né mio zio;
non so nemmeno come ti pregava la tua madre, Maria.
Non so come ti pregano le stelle e i rami di corallo in fondo al mare,
né quei cuscini di muschio che fioriscono in alto, sulle rocce.
Non so come ti prega il gatto e il topo, e la pulce nel pelo del topo.
In fondo, Signore, non so nemmeno come prego io.
So come preghi tu: come mormori piano, in fondo al cuore;
ed io sto appena ad ascoltare.

(da: qumran2.net)

🤍

I don’t know how the stars pray to you
by Adriana Zarri
(italian theologian)

I don’t know how my father or my brother or my uncle begs you;
I don’t even know how your mother prayed to you, Maria.
I don’t know how the stars and coral branches at the bottom of the sea pray to you,
nor those pillows of moss that bloom high up on the rocks.
I don’t know how the cat and the mouse pray to you, and the flea in the fur of the mouse.
After all, Lord, I don’t even know how I pray.
I know how you pray: how you murmur softly, in the depths of your heart;
and I’m just listening.

(from: qumran2.net)

Le pubblicità che detesto


Chi è di noi che va al ristorante e non si porta il pacco di pasta da casa per mettere in difficoltà il cuoco? Che figura di m….a che il popolo italiano ha fatto, e poi simpatica l’espressione di Can Yaman che la guarda come per dire: < ma questa è svitata? >

ora non è piu’ galateo porgere un dono ( non dico per forza un diamante che è per sempre) alla propria fidanzata, ma sembra piu’ indicato un bel test di ovulazione, per “testare” se potrà seguire un dopo cena da una botta e via… mah..
quest’altro che parla con le galline come se fosse cosa normale
Totti farebbe bene a fare un bel corso di dizione… non si può sentire

in ultimo questa della nuvenia che è veramente orrenda e te la propinano quando ti stai sedere per cenare.

Poi, ricordo quella della supposta effervescente della eva q.


kinder pinguì con la mamma deficiente che imita il pinguino….

a voi vengono in mente altre?

MeghanStaiCalm


Dear Meghan,
I am Simona, ‘na amica di Betty. Ti scrivo only now, because ho avuto da fare with the garden de my mother. She has not big park (mica siamo rich come your), but c’avevamo da fa’ le cleaning of spring. Presente when arrives il prete? Paro paro.
In any case, ecchime.
The first cosa che te vojo di’ is: but are you crazy? But really te metti contro la Betty? You non hai understand in che casino te sei messa, fija mia.
You dovevi sta’ calm. Parecchio calm, che mo’ sei pure pregnant. Invece del tè, drink a camomilla, e fai big respiro che te spiego.
What’s the problem? Non volevi frequentare Buckingham Palace? Bastava trovare an excuse qualsiasi tipo:
“Sorry Betty, but I have una nail incarnita and cammino male. Rimango in my house.” o sennò “Sorry Betty, but me so’ uscite le emorroidi, look sto a mori’ dal dolore.” You know emorroidi? A problem serio, nobody te poteva di’ nulla.
Invece you no! Interview con Oprah Winfrey che ti ha fatto fare hair e contro hair alla Royal Family.
Che poi, Meghanina, anche you… come facciamo a credere che you non abbia never googlato Harry… che you non sapessi nulla, but chi credevi che fosse, the boy of the pizze? The corriere de Amazon? Er son del garzone?
Cioè, pure my Grandmother de 90 years sa chi è Harry and come se vive a corte a eye and cross. Scommetto che my mother sa pure che taglia porta de mutande.
The story con Kate la comprendo, stai quiet, nessuna di noi va di love e d’accordo with cognata, it’s normal. Poi Kate… capirai. Beautiful, magra, gnocca, che sforna children come noi se sfornava cake demmerda dal Dolceforno Harbert. Se te sta simpatica come a cistite, I understand.
And capisco anche che te sei sentita incompresa, but ce devi fa’ ‘r callo. Pensa che on newspaper they call me SILVIA, non Simona. And se ce la faccio io, ce la devi fa’ anche you a supera’ sta cosa. Nun te fa bene statte ad angustiare. Next time me devi chiama’, I will calm you. Ci facciamo a herbal tea, se chiacchiera un po’ e te spiego come devi prendere la Betty, because se you non l’avessi capito she te magna a colazione. Te spalma on bread. Te puccia nell’Earl Grey. Te dà in pasto ai wild porc del bosco behind Buckingham Palace. Però sorridendo. Mica se scompone. Vi sfancula con much class.
Because le Queens sono così, si fanno i dick loro e campano 100 years.
Enfatti s’è visto.
Anyway, Meghanina, promettimi che stai calm. And basta interview dove spari shit sulla Royal Family, datti peace. Ricorda: big respiro and camomilla.
Dai retta a Simo, o Silvia, come you preferisci e saluta Harry, utile nell’intervista come una betoniera in the living room.

Fate i bravi, raga’.

With Love ❤

Simona

MeghanStaiCalm

Dattepeace

https://acasadisimo.blogspot.com/2021/03/dear-meghan-you-devi-stare-calm.html

L’EVOLUZIONE DEL QUOZIENTE DI INTELLIGENZA


“Il QI medio della popolazione mondiale, che dal dopoguerra alla fine degli anni ’90 era sempre aumentato, nell’ultimo ventennio è invece in diminuzione…È l’inversione dell’effetto Flynn.Sembra che il livello d’intelligenza misurato dai test diminuisca nei paesi più sviluppati.Molte possono essere le cause di questo fenomeno.Una di queste potrebbe essere l’impoverimento del linguaggio.Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l’impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso.La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell’espressione.Solo un esempio: eliminare la parola “signorina” (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all’estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l’idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie.Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero.Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall’incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole.Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile.Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare.La storia è ricca di esempi e molti libri (Georges Orwell – “1984”; Ray Bradbury – “Fahrenheit 451″) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c’è pensiero senza parole.Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale?Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro?Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto?Cari genitori e insegnanti: facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata.Perché in questo sforzo c’è la libertà.Coloro che affermano la necessità di semplificare l’ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana.Non c’è libertà senza necessità.Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza.”- Christophe Clavé

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