Informazioni su 🌸 Rosa Andronaco 🌸

Accetto solo richieste di amicizia da chi ha un blog. (SERIO E NON VOLGARE) https://calogerobonura.wordpress.com/ Interessi: ? mi piace la buona compagnia , ma non disdegno il silenzio dove ritrovare me stessa e i miei pensieri...

Astri polari


gli astri polari che indicano il nord si alternano negli anni

la stella polaris è impiegata come riferimento già dal 500 d.C, 

la prossima sarà Alrai che la sostituirà nel 3100.

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16 dicembre


fonti dal web
ricordiamo oggi Il Boston Tea party, noto anche come distruzione del tè, è considerato uno degli atti di ribellione più famosi della storia moderna e un episodio cruciale nel cammino verso la Rivoluzione americana, che scoppiò due anni dopo. 
Accadde tutto in una notte, quella di giovedì 16 dicembre 1773. Sessanta componenti dei Sons of Liberty (in italiano “figli della libertà”, nome della società segreta che si batteva per l’indipendenza delle colonie americane dall’Impero britannico), travestiti da pellerossa, assaltarono tre navi della Compagnia delle Indie Orientali cariche di tè, attraccate nel porto di Boston (capitale del Massachusetts). 
Impossessatisi dell’intero carico, svuotarono le oltre 300 ceste di tè in mare (circa 5 tonnellate, per un valore di 10.000 dollari dell’epoca). Un raid simbolico per protestare contro il British Parliament’s Tea Act, una legge ideata per favorire il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali attraverso l’eliminazione della tassazione sul tè. Ciò rendeva più competitivi i prezzi della Compagnia rispetto a quelli dei contrabbandieri americani-olandesi.

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16 Dicembre 1631 – l’eruzione del Vesuvio uccide forse 18.000 persone

Oltre alle gambe c’è di più.


 

Ma quanto  sono belli questi versetti del libro dei proverbi, li ho sempre letti con una sorta di ammirazione nei confronti di questa donna che dedica il suo essere Persona  nei confronti del marito  e della famiglia. 

Forse direte che sono anacronistici, che la società di oggi ci vorebbe diverse… ma a me piace pensare che ci sono ancora molte donne che esprimono la loro femminilità cosi e non mostrando il corpo.

 Lo scriba non parla mai di sentimenti né di bellezza, tanto effimera quanto opinabile: non vuole una donna ideale secondo i criteri di certi concorsi oggi in gran voga, che ci torturano per settimane sui giornali e che riducono la donna, con la sua complicità, ad una specie di elegante accessorio; lo scriba enuncia bensì un progetto di vita destinato a durare e nel quale la donna ha un ruolo economico consapevole.

E’ una donna di carattere, per dirla in poche parole.

E’ una donna che incarna la Sapienza –

Se notate l’autore li ha scritti in modo acrostico, 

infatti ogni lettera iniziale corrisponde all’alfabeto ebraico

 

Proverbi 31,10-31

 

Alef
10 Una donna perfetta chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.

Bet
11 In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.

Ghimel
12 Essa gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.

Dalet
13 Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.

He
14 Ella è simile alle navi di un mercante,
fa venire da lontano le provviste.

Vau
15 Si alza quando ancora è notte
e prepara il cibo alla sua famiglia
e dà ordini alle sue domestiche.

Zain
16 Pensa ad un campo e lo compra
e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.

Het
17 Si cinge con energia i fianchi
e spiega la forza delle sue braccia.

Tet
18 È soddisfatta, perché il suo traffico va bene,
neppure di notte si spegne la sua lucerna.

Iod
19 Stende la sua mano alla conocchia
e mena il fuso con le dita.

Caf
20 Apre le sue mani al misero,
stende la mano al povero.

Lamed
21 Non teme la neve per la sua famiglia,
perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste.

Mem
22 Si fa delle coperte,
di lino e di porpora sono le sue vesti.

Nun
23 Suo marito è stimato alle porte della città
dove siede con gli anziani del paese.

Samech
24 Confeziona tele di lino e le vende
e fornisce cinture al mercante.

Ain
25 Forza e decoro sono il suo vestito
e se la ride dell’avvenire.

Pe
26 Apre la bocca con saggezza
e sulla sua lingua c’è dottrina di bontà.

Sade
27 Sorveglia l’andamento della casa;
il pane che mangia non è frutto di pigrizia.

Kof
28 I suoi figli sorgono a proclamarla beata
e suo marito a farne l’elogio:

Res
29 «Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,
ma tu le hai superate tutte!».

Sin
30 Fallace è la grazia e vana è la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.

Tau
31 Datele del frutto delle sue mani
e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

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La montagna


 

Si racconta che un alpinista, dopo lunghi anni di preparazione, decise di realizzare il suo sogno e di scalare una montagna molto alta. Volendo tutta la gloria per sé, decise di andarci da solo.

 

Le ore passarono in fretta e l’oscurità lo sorprese. Non avendo il necessario per accamparsi, decise di proseguire la scalata. Il buio gli impediva di vedere il proprio sentiero. Le nuvole nascondevano la luna e le stelle.

 

Aveva quasi raggiunto la vetta quando l’inevitabile capitò. Perse l’appoggio e cadde nel vuoto. Ebbe giusto il tempo di vedere delle macchie scure e si sentì inghiottito dall’abisso.I principali avvenimenti della sua vita sfilarono altrettanto velocemente davanti ai suoi occhi.Sentiva la morte avvicinarsi quando un violento colpo sembrò quasi squarciargli il ventre: aveva raggiunto la fine della corda di cui aveva fissato un’estremità nella roccia… e l’ancoraggio aveva fortunatamente resistito.

 

Riprese fiato e si rese conto di essere ancora lì, sospeso nel buio e nel silenzio assoluti.Ormai disperato, urlò:

 

– Dio mio, aiutami!!!- Immediatamente, una voce grave e profonda penetrò il silenzio:- che vuoi che faccia?- Salvami, mio Dio!!!- Credi veramente che io possa salvarti?- Certamente, Signore!!!- Se è così, taglia la corda che ti mantiene!!!

 

Ebbe un momento di esitazione, poi l’uomo si attaccò con maggiore disperazione alla corda.Il gruppo di salvataggio racconta che l’indomani trovarono l’alpinista morto.Il freddo l’aveva invaso e tra le sue mani indurite egli teneva ancora, disperatamente, la corda…

 

A soli due metri dal suolo!!!

 

E tu, avresti tagliato la corda?Nella vita, dobbiamo prendere decisioni che mettono alla prova la nostra fede.E tu? Tu che conti tanto sulle tue corde… Accetteresti di tagliarle? 

♣ L’ALBERO DI NATALE NON E’ UN SIMBOLO PAGANO


Titoune_Anges_sapinL’albero di Natale, con le sue luci e i suoi addobbi colorati, riesce ad immergere la gente nell’atmosfera magica del Natale, mentre il presepe viene sempre più snobbato per il suo essere “troppo cristiano”.
E se invece si scoprisse che l’“inventore” dell’albero di Natale fu proprio un cattolico? E che proprio l’albero di Natale, l’Abete, è parte importante della simbologia cristiana, contrariamente alla comune credenza che vuole l’albero di Natale “simbolo pagano”?

Il primo albero di Natale fu allestito presso le popolazioni germaniche nel 724 da San Bonifacio, che addobbò un abete appoggiando delle candele accese sui rami. San Bonifacio, vescovo e martire, inglese di nascita, fu l’iniziatore dell’evangelizzazione delle popolazioni pagane in Germania.
Nel 722 il Papa consacrò S. Bonifacio vescovo di tutta la Germania. Egli sapeva che l’ impresa più grande era sradicare le superstizioni pagane che impedivano l’accettazione del Vangelo e la conversione dei popoli. Conosciuto come “L’apostolo della Germania”, avrebbe continuato a predicare il Vangelo fino al martirio avvenuto nel 754.

Tra le molte disavventure del Santo, si narra che proprio nel periodo dell’Avvento ebbe modo di fermare un sacrificio umano, consuetudine adottata dalle popolazioni pagane dell’epoca per propiziarsi gli dei.Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar”.Titoune_sapin_jouets
Tradizione voleva che i sacrifici avvenissero sotto una gigantesca quercia, che la popolazione venerava in quanto credeva possedesse lo spirito della loro divinità,il dio Thor. Mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, San Bonifacio gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire la quercia. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.
Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde.

San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».
Dopodiché catechizzò la popolazione riassumendo la vita e le opere di Gesù di Nazareth, dalla nascita alla resurrezione, e annunciando la venuta di Cristo. Dietro la grande quercia abbattuta c’era un Abete e San Bonifacio, finita la sua catechesi, fece disporre sui rami dello stesso, durante tutto il periodo di Natale, delle candele accese a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla terra con la venuta del “Bambin Gesù”.

Da quel giorno in poi, molto lentamente, la tradizione dell’albero di Natale cominciò a varcare i confini della Germania fino a diventare una consuetudine natalizia globale; con il tempo però è andato perdendosi il vero significato di tale “gesto”. Non è un caso, infatti, che l’albero sia proprio un abete. L’abete, infatti, è un albero sempreverde. Quando le altre piante nel periodo invernale muoiono, perdono le foglie, si seccano i rami, l’abete rimane vivo, forte e bello. Il sempreverde nella simbologia cristiana rappresenta l’albero della vita, l’albero della salvezza. L’albero che dà riparo, protezione e speranza, ovvero, Cristo.

Con il tempo, poi, ai piedi dell’albero cominciò ad instaurarsi la tradizione di posare alcuni doni,Animazione2 che inizialmente erano dolci fatti con latte e miele (un richiamo alla terra promessa?).

Le prime testimonianze storiche sull’albero di Natale risalgono al XVI secolo e che, d’altro canto, non vi è prova storica della derivazione di quest’usanza natalizia dagli antichi culti germanici. La testimonianza più antica è costituita da una targa scritta in otto lingue, presente nella piazza della città di Riga, capitale della Lettonia, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510. Inoltre, l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570, che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse poi nel corso del XVII-XVIII secolo in tutte le principali città della Renania.

In mancanza della prova di una diretta derivazione della tradizione dell’albero di Natale da antichi culti pagani, non rimane che cogliere il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Già nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio, il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico Testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto (v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11,1): “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo-, o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.

La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: “Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).39a

A fronte di una simbologia biblica così ricca, può seriamente sostenersi che l’albero è un simbolo pagano? A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.

Non a caso Beato Giovanni Paolo II a partire dal 1982 volle che in occasione delle festività natalizie in piazza San Pietro, accanto al presepe, fosse collocato un alto e robusto abete, finemente decorato con palline color oro e argento e con luci bianche e gialle. “L’abete sempre verde – ricordava Giovanni Paolo II – esalta il valore della vita, perché nella stagione invernale diviene segno della vita che non muore”. Facilmente l’albero natalizio si presta ad essere associato a Gesù Cristo, fonte, per noi cristiani, della vita che non muore. Le luci e le palline colorate, a loro volta, richiamano Cristo, luce del mondo, venuto a diradare le tenebre del peccato e della morte in cui è avvinta l’umanità. L’albero ben si presta allora ad una lettura “cristiana” e così viene da sempre inteso nei Paesi in cui questa tradizione è nata. Consapevole di questo, l’attuale Papa, Benedetto XVI, ha inteso dare continuità all’iniziativa del suo predecessore, spiegando che “l’abete posto accanto al presepe mostra a suo modo la presenza del grande mistero nel luogo semplice e povero di Betlemme”.

Perché allora da parte di qualcuno si sostiene che l’albero di Natale sia una tradizione pagana, assimilata nei secoli dal Cristianesimo, o che l’albero sia in sé un simbolo pagano la cui presenza nel Vaticano, cuore del cattolicesimo mondiale, è a dir poco inopportuna?

In realtà, quanti pervengono a sì frettolose e categoriche conclusioni sembrano cadere in un equivoco di fondo, confondendo la tradizione, tipicamente cristiana, dell’Albero di Natale con il simbolo dell’albero, che in sé e per sé considerato è presente in tutte le culture, anche precristiane, pur con significati profondamente differenti; e per di più ignorano che l’albero, come simbolo, non è appannaggio esclusivo delle culture “pagane”, trovando molteplicità di riscontri anche all’interno della Bibbia, tanto nel Nuovo quanto nell’Antico Testamento.

http://www.parrocchiadicoreno.it/catechesi/approfondimenti/287-albero-di-natale-e-cristiano.html

14 dicembre


nel 1958 nasce l’ecografia che diviene una metodologia di indagine non invasiva, per scoprire durante la gravidanza eventuali anomalie del feto.

♣♦♣

14 dicembre 1995

 Fine della guerra in Jugoslavia: decretando la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita degli stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro (queste ultime due unite nella Federazione jugoslava, fino alla definitiva separazione nel 2006).

 

12 dicembre


La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano
Nell’edificio sono presenti in sessanta, persone- sotto al tavolo, poco prima, una mano assassina ha nascosto una borsa nera con dentro 7 chili di gelignite (un potente esplosivo utilizzato nelle cave) e un timer impostato sulle 16.37. All’ora esatta un boato scuote la città e una pioggia di schegge di vetro investe decine di passanti.
Muoiono sul colpo dodici persone a cui, nelle ore successive, se ne aggiungeranno altre cinque, mentre sono 86 i feriti. 
A dieci anni di distanza, sulla piazza milanese sarà inaugurata una lapide commemorativa con i nomi delle diciassette vittime. 
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Scipione Riva Ricci annuncia l’invenzione dello sfigmomanometro, cioè del primo apparecchio per misurare la pressione di uso semplice e rapido, rimasto praticamente inalterato fino ad oggi. E’ il 1894.”
1pbglkvql4btjxjzxbyqvklzs8fonti dal web

CHI HA NEL CUORE IDEALI DI AMORE


Un topo, guardando da un buco che c’era nella parete, vide un contadino e sua moglie che stavano aprendo un pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando vide che dentro il pacchetto c’era una trappola per topi.  Corse subito nel cortile della fattoria per avvisare tutti: “C’è una trappola per topi in casa, c’è una trappola per topi in casa!”

 

La gallina che stava raspando in cerca di cibo, alzò la testa e disse: “Scusi, signor topo, io capisco che è un grande problema per voi topi, ma a me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi, le chiedo di non importunarmi.”

     Il topo, tutto preoccupato, andò dalla pecora e le disse: “C’è una trappola per topi in casa, una trappola!!!” – “Scusi, signor topo, non c’è niente che io possa fare, mi resta solamente da pregare per lei. Stia tranquillo,  la ricorderò nelle mie preghiere.”

     Il topo, allora, andò dalla mucca, e questa gli disse: “Per caso, sono in pericolo…? Penso proprio di no!”

     Allora il topo, preoccupato ed abbattuto, ritornò in casa pensando al modo di difendersi da quella trappola. Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola che scatta e afferra la sua vittima.  La moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo , e, nell’oscurità vide che la trappola aveva afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso, molto velocemente, morse la donna.

     Subito, il contadino, la trasportò all’ospedale per le prime cure: Siccome la donna aveva la febbre molto alta le consigliarono una buona zuppa di brodo. Il marito allora afferrò un coltello e andò a prendere l’ingrediente principale:  la gallina.   Ma la malattia durò parecchi giorni e molti parenti andavano a far visita alla donna. Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora.

     La donna non migliorò e rimase in ospedale parecchio tempo più del previsto costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio per poter far fronte a tutte le spese della malattia della moglie.

Quando senti che qualcuno ha un problema  e credi che non possa essere anche tuo o in qualche modo possa colpire anche te ….  pensaci molto bene… PENSACI DUE VOLTE !!!!

Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi ma per l’indifferenza dei buoni.

serena notte amici preziosi!

7 dicembre


  dal web   il 07 dicembre 1941
Il Giappone attacca la base di Pearl Harbor: L’aria di festa di una tranquilla domenica mattina nella base aeronavale americana di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, viene bruscamente interrotta dal rombo di oltre 300 caccia giapponesi. Lancette sulle 7.40, è l’inizio di un attacco a sorpresa tra i più drammatici della storia mondiale, non preceduto da alcuna dichiarazione di guerra.
Il raid di fuoco, concepito dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto, va avanti per due ore e alle 9,45 lo scenario della baia consegna solo morte e distruzione: 2.400 vittime (in maggioranza militari) e circa 1.700 feriti.

il cane a sei zampe


150px-Supercortemaggiore_logo_bnversione del 1953Cane_sei_zampe

questa del 1972

Che cosa facevano tanti pittori futuristi, quando volevano rendere l’idea del movimento e della velocità?
 Moltiplicavano le gambe della persona, o dell’animale.
 così si  spiegano  le sei zampe dell’animale fantastico come la somma di quattro ruote dell’auto più due gambe del suo guidatore. Una sorta di centauro moderno e anche quasi un’assicurazione che così il mezzo di locomozione diventi il più veloce possibile attraverso la simbiosi tra la macchina e l’automobilista grazie alla potente benzina italiana.

..indubbiamente un logo di successo ….

La scatola di colori


Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi e vivaci.

Avevo una scatola di colori.
alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.

Ma avevo larancio per la gioia della vita.
E il verde per i germogli e i nidi.
E il celeste dei chiari cieli splendenti.
E il rosa per i sogni e il riposo.

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

(Tali Sorek, israeliana)

LEGGENDA DI NATALE


In un piccolo paese di nome Kressburg, in Germania, viveva una vecchia signora di oltre cent’anni: si chiamava Kate. Una sera, la sera del ventiquattro dicembre, nella piccola casa entrò improvvisamente la Morte: era passata dalla porta chiusa, silenziosamente. Kate, che stava sferruzzando, alzò gli occhi su di lei: “È ora?”, chiese ansiosa. “È ora”, rispose la Morte. “Aspetta ancora un po’, te ne prego!”, supplicò la vecchina, “devo finire questa maglia di lana”. “Quanto tempo ti occorre?”. Kate fece mentalmente un breve conto e rispose: “Due ore. Due ore mi bastano”. “È troppo”. “Devo assolutamente finire la maglia. Tutti gli anni ne faccio una per il Bambino che nasce. Se non riesco a finirla, il Bambino avrà freddo. Non senti che gelo?”. “Due ore di ritardo nell’ubbidire alle leggi di Dio”, rispose la Morte, “significano duecento anni di pene da scontare in Purgatorio, prima di raggiungere la Pace Divina”. La vecchina ebbe uno sgomento. Poi scosse il capo: “Non importa, il Bambino, senza maglia, soffrirebbe. Duecento anni? Pazienza!”. E continuò a sferruzzare veloce, mentre la Morte, in un angolo, attendeva. Mancavano pochi minuti alla mezzanotte, Kate alzò il capo: ”Sono pronta”, disse alla Morte. Uscirono insieme e s’incamminarono vicine sotto il cielo coperto di stelle. Sulla grande strada alberata dovettero fermarsi. Circondato da un alone di bianchissima luce, avanzava il Bambino che si recava a Betlemme. La vecchina s’inginocchiò e, quando Egli le fu vicino, gli porse la maglia. Il Bambino si fermò, guardò la Morte che attendeva poco discosta e chiese: ”Dove andate?”. “A scontare duecento anni di pene per raggiungere la felicità eterna”, rispose la vecchina. Il Bambino la fece alzare e rivoltosi alla Morte disse: “Vai, l’accompagno Io”. Prese per mano la vecchia Kate e ritornò indietro sulla via percorsa, fino in Paradiso. Poi riprese il cammino per andare a Betlemme: ma quando vi giunse era mezzanotte e cinque minuti.
Kressburg, in Germania, è l’unico paese del mondo cristiano dove le campane suonano la Gloria della Nascita del Redentore cinque minuti dopo la mezzanotte.
 fonte: da C. De Vivo  Frate Indovino.

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San Nicola


dal web

 

Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Durante la persecuzione di Diocleziano(dal 303) pare sia stato imprigionato fino all’epoca dell’Editto di Costantino.(313)

 Nato probabilmente a Pàtara di Licia, in Asia Minore (attuale Turchia), è poi eletto vescovo di Mira, nella stessa Licia. E qui, dicono alcune leggende, compie un miracolo dopo l’altro. Come accade alle personalità forti, quasi ogni suo gesto è trasfigurato in prodigio: strappa miracolosamente tre ufficiali al supplizio; preserva Mira da una carestia, con altri portenti… Nicola muore il 6 dicembre di un anno incerto e il suo culto si diffonde dapprima in Asia Minore (25 chiese dedicate a lui a Costantinopoli nel VI secolo )Ma oltre sette secoli dopo la sua morte, quando in Puglia è subentrato il dominio normanno, “Nicola di Mira” diventa “Nicola di Bari”. Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore già soggetta ai Turchi, arrivano al sepolcro di Nicola e s’impadroniscono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087 giungono a Bari accolti in trionfo: ora la città ha un suo patrono. Nell’iconografia San Nicola è facilmente riconoscibile perché tiene in mano tre sacchetti (talvolta riassunti in uno solo) di monete d’oro, spesso resi più visibili sotto forma di tre palle d’oro.
Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, un padre, non avendo i soldi per costituire la dote alle sue tre figlie e farle così sposare convenientemente, avesse deciso di mandarle a prostituirsi.Nicola, venuto a conoscenza di questa idea, fornì tre sacchetti di monete d’oro che costituirono quindi la dote delle fanciulle, salvandone la purezza.

 

 

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San Nicola


san Nicola di Myra, san Nicola Magno e san Niccolò, è famoso anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come Babbo Natale.

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Lo sapevate che il “modello” odierno di babbo natale è un prodotto marketing, (coca cola) che è stato reso popolare negli anni 60 del secolo scorso?

Questo dovrebbe farci andare alle radici della Fede Cattolica e non lasciare che ci venga rubato il vero senso della Natività, che è SACRO!”

A chi diamo da mangiare?


Un vecchio indiano Cherokee dai capelli bianchi sta dando insegnamenti ai nipoti riguardo alla vita. Dice loro: “Dentro di me sta avendo luogo una battaglia. Una lotta terribile, e questa lotta é tra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, l’odio, la rabbia, l’invidia, il falso orgoglio, il risentimento, il senso di colpa, di inferiorità, l’arroganza, la falsità, la superiorità, l’egoismo e il lamento. L’altro lupo rappresenta la pace, l’amore, la gentilezza, la gioia, la verità, la compassione, l’umiltà, la trasparenza, l’autenticità, l’amicizia, il rispetto, l’integrità, la benevolenza, la generosità, la fede, la condivisione, la serenità e l’empatia. La stessa lotta sta avvenendo anche dentro di te, e dentro a tutte le persone.” I bambini ci pensarono su un momento. Poi la più piccola chiese al nonno: “Quale lupo vincerà?” Il vecchio Cherokee mantenne un lungo silenzio. Poi semplicemente disse: “Vincerà quello dei due che nutrirai.”,,,

8 dicembre


L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.
La Chiesa cattolica celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria l’8 dicembre.
Il dogma non afferma solamente che Maria è l’unica creatura ad essere nata priva del peccato originale – e ciò fin da nove mesi prima della sua nascita, e cioè al momento del suo concepimento da parte di sua madre, Sant’Anna – ma aggiunge altresì che la Madre di Dio per speciale privilegio non ha commesso nessun peccato, né mortale né veniale, in tutta la sua vita.Molti, per un equivoco originato dall’espressione «Immacolata Concezione», ritengono che l’espressione si riferisca al fatto che Maria abbia concepito suo figlio Gesù senza avere avuto rapporti con un uomo, cioè in maniera miracolosa. In altre parole, che l’abbia concepito senza commettere peccato, rimanendo immacolata. Si tratta di un errore, dato che il dogma si riferisce al concepimento di Maria e non a quello di Gesù.
Auguri a Maria e a Concetta.
 

Santa Barbara


Santa Barbara nacque a Nicomedia ( in Turchia) nel 273 d.C.. La sua vita riservata, intenta allo studio, al lavoro e alla preghiera la definì come ragazza barbara, cioè non romana. Era una denominazione di disprezzo. Tra il 286-287 Santa Barbara si trasferì presso la villa rustica di Scandriglia poiché il padre Dioscoro era un  fanatico pagano, La manifestazione di fede di Barbara provocò l’ira di Dioscoro; essa allora per sfuggire a quest’ultimo si nascose nel bosco dopo aver danneggiato gran parte degli dei pagani della sua villa.  il padre la consegnò al prefetto Marciano con la denuncia di empietà verso gli dei e di adesione alla religione cristiana. Durante il processo che iniziò il 2 dicembre 290 Barbara difese il proprio credo ed esortò Dioscoro, il prefetto ed i presenti a ripudiare la religione pagana per abbracciare la Fede Cristiana: fu così torturata in modo atroce e indescrivile mentre cantava le lodi al Signore. Il giorno dopo aumentarono i tormenti mentre la Santa sopportava ogni prova col fuoco. Il 4 dicembre letta la sentenza di morte Dioscoro prese la treccia dei capelli e vibrò il colpo di spada per decapitarla.  Il cielo si oscurò e un fulmine colpì Dioscoro. La tradizione scandrigliese invoca la Santa contro i fulmini, il fuoco, la morte improvvisa, il pericolo ecc.. Tra il 955 ed il 969 i reatini organizzarono una spedizione a Scandriglia (che oggi si trova in provincia di Rieti) e dopo varie ricerche trovarono il suo corpo. Fu sottratto ai ricercatori di corpi santi e portato al sicuro nella Cattedrale di Rieti dove ancora oggi riposa sotto l’altare maggiore. Santa Barbara è la patrona di Scandriglia e di Rieti.

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Preghiera del Vigile del Fuoco
Iddio che illumini i cieli  e colmi gli abissi, arda nei nostri petti la fiamma del sacrificio.
Fa più ardente della fiamma il sangue che che scorre nelle vene , vermiglio come come un canto di Vittoria.
Quando la sirena urla per le vie della città , ascolta il palpito dei nostri cuori votati alla  rinuncia.
Quando a gara con le aquile verso di te saliamo, ci  sorregga la  Tua Mano piagata.
 Quando l’incendio irresistibile avvampa , bruci il  male che s’annida nelle case degli uomini, non la ricchezza che accresce la potenza della Patria.
 Signore , siamo i portatori della Tua Croce, e il  rischio è il nostro pane quotidiano.
 Un giorno senza rischio è non vissuto, poiché per noi credenti la morte è vita , è luce :
nel terrore dei crolli , nel furore delle acque , nell’ inferno dei roghi.
 La nostra vita è il fuoco , la nostra fede è Dio.
 Per Santa Barbara martire . Cosi sia
 

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Il semaforo blu ↗↗↗


 

Gianni Rodari

 

Una volta a Milano, in piazza del Duomo, tutte le luci del semaforo ad un tratto,

si tinsero di blu e la gente non sapeva come regolarsi.

“Attraversiamo o non attraversiamo?” Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l’insolito segnale blu, di un blu che il cielo di Milano

non era stato mai.

In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:

“Lei non sa chi sono io ! ”  Gli spiritosi lanciavano frizzi: “Il verde se lo sarà

mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna. Il rosso lo hanno

adoperato per tingere i pesci ai Giardini. Col giallo allungano l’olio d’oliva. “

Finalmente arrivò un vigile e si mise a districare il traffico. Un altro vigile cercò

la cassetta dei comandi per riparare il guasto e tolse la corrente.

Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare: “Poveretti. Io avevo

dato il segnale -via libera- per il cielo.

Se mi avessero capito ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato

il coraggio.”

Gli uomini sono abituati, come gli automobilisti, a vivere con la testa china

sul volante, badando alla strada, ciascuno chiuso nella sua scatola di ferro,

preoccupati del lavoro, del denaro, delle mille “grane” quotidiane.

L’Avvento è come il semaforo blu. E’ qualcosa che ti dice: “Fermati.

Stai buttando via un tesoro. Non c’è solo la terra. Guarda su’ c’è anche il cielo.”

Ma è una voce esile e molti, spesso, la ignorano…

 

 

ricordando l’avvento


Sei il Dono del Padre  all’uomo infelice.

      Sei il Figlio che giunge per germogliare speranza

       Sei il Fratello che annuncia misericordia paterna. 

       Sei lo Sposo che si prende cura dell’uomo ingannato.

     Sei il Giorno   che viene dopo la notte tremenda.

        Sei la Pace   che scende dall’Alto.       

  Sei Giustizia di Dio  per l’uomo ingiusto.

     Sei la Verità che rallegra la vita.

     Sei la Misericordia che si stende feconda.   

  Sei la Parola  che comunica amore.

         Sei il Giudizio  che salva i peccatori.

Sei la Veste che copre la mia nudità.

VIENI, SIGNORE GESU’

Le candele della corona d’Avvento ♣


 
La prima candela si chiama Candela del Profeta. Ci rammenta che molti secoli prima della nascita del bambino Ge, uomini saggi chiamati profeti predissero la sua venuta. Un profeta di nome Michea predisse perfino che Ge sarebbe Nato a Betlemme! La seconda candela, chiamata Candela di Betlemme , ci ricorda la piccola città in cui nacque il nostro Salvatore. Noi raffiguriamo Maria e Giuseppe mentre stancamente vagano da una locanda all‘altra, senza riuscire a trovare un posto dove riposare, finchè alla fine sono condotti al riparo di una stalla. Poi, nella p sacra tra le notti, mentre risposavano nella stalla insieme ai miti animali, il figlio di Maria, il bambino Gesù, nacque! La terza candela è chiamata la Candela dei pastori, poic furono i pastori ad adorare il bambino Ge e a diffondere la lieta novella. La quarta candela è la Candela degli Angeli per onorare gli angeli e la meravigliosa novella che portarono agli uomini in quella notte mirabile. La sua funzione Data la sua origine, la corona di Avvento ha una funzione specificamente religiosa: annunciare lavvicinarsi del Natale soprattutto ai bambini, prepararsi ad esso, suscitare la preghiera comune, manifestare che Ge è la vera luce che vince le tenebre e il male. La corona di Avvento ha una forma circolare. Il cerchio è, fin dall’antichi, un segno di eterni e uni; Come l’anello, che è tutto un continuo, la corona è anche segno di fedeltà, la fedel di Dio alle promesse. . La corona è inoltre segno di regali e vittoria. Nellantica Roma si intrecciavano corone di alloro da porsi sul capo dei vincitori dei giochi o di una guerra. Anche oggi al conseguimento della laurea viene consegnata una corona di alloro. La corona di Avvento annuncia che il Bambino che si attende è il re che vince le tenebre con la sua luce. I rami sempre verdi dell‘abete o del pino che ornano la corona sono i segni della speranza e della vita che non finisce, eterna appunto. Per questo la vera corona non dovrebbe essere di terracotta, ceramica, pasta e sale… Quando accendere le candele. Le candele vanno accese una per settimana, al sabato sera o alla domenica, quando tutta la famiglia è riunita. Di solito laccensione è riservata al più piccolo, proprio perché questa tradizione è nata per preparare i bambini al Natale. Durante la settimana si possono accendere le candele (una per la prima settimana, due per la seconda ecc.) quando si prega o si mangia insieme, quando arriva un ospite
Prima domenica di Avvento Candela del profeta Candela della Speranza Cuore rosso
Seconda domenica di Avvento Candela di Betlemme Candela della chiamata universale alla salvezza Rosa rossa
Terza domenica di Avvento Candela dei Pastori Candela della gioia Stella
Quarta domenica di Avvento Candela degli angeli Candela dell’amore Arcobaleno

La storia degli angeli dell’avvento


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Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale. Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

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L’angelo blu. Durante la prima settimana un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.
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L’angelo rosso. Durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.Risultati immagini per gif animata angelo rosso
L’angelo bianco. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.Immagine correlata

L’angelo viola. Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.dal web dividerdivider

Dove vive Babbo Natale?


La dimora tradizionale di Babbo Natale cambia a seconda delle tradizioni. Negli Stati Uniti si sostiene che abiti al Polo Nord (situato per l’occasione in Alaska) mentre in Canada il suo laboratorio è indicato nel nord del paese; in Europa è più diffusa la versione finlandese che lo colloca nel villaggio di Rovaniemi, in Lapponia. Altre tradizioni parlano di Dalecarlia, in Svezia, e della Groenlandia. Nei paesi dove viene identificato con San Basilio viene talvolta fatto abitare a Cesarea.

Con l’avvento di Internet, sono stati pubblicati alcuni siti web affinché i bambini e gli adulti interessati potessero simbolicamente seguire via radar il percorso di Babbo Natale. In realtà si tratta di un jet della US Air Force che parte da una base canadese per arrivare a Città del Messico, ma l’intento di seguire le gesta di Babbo Natale sono di molto precedenti. Ad esempio, nel 1955 Sears Roebuck, un grande magazzino di Colorado Springs, negli Stati Uniti, distribuì ai bambini il fantomatico numero di telefono di Babbo Natale, da chiamare il giorno della vigilia. Per un errore di stampa il numero corrispondeva però al comando della difesa aerea, che allora si chiamava CONAD (Continental Air Defense Command), un precursore del NORAD (North American Aerospace Defense Command). Harry Shoup, il comandante di turno quella sera, quando cominciò a ricevere le prime telefonate dei bambini si rese conto dell’errore e disse loro che sui radar c’erano davvero dei segnali che mostravano Babbo Natale in arrivo dal Polo Nord.

Dal 1958, anno di creazione del NORAD, statunitensi e canadesi hanno approntato un programma congiunto di monitoraggio di Babbo Natale, che ora è disponibile sul sito web del comando della difesa aerea[18].Allo stesso modo, molte stazioni televisive locali sparse per il Canada e gli Stati Uniti danno conto ai propri telespettatori della posizione di Babbo Natale, facendolo seguire dai propri meteorologi.

Sono anche disponibili alcuni siti web che seguono Babbo Natale tutto l’anno, mostrando le attività che si svolgono presso la sua fabbrica di giocattoli. In molti casi sono pubblicati anche indirizzi e-mail a cui inviare una versione più moderna delle letterine cartacee a Babbo Natale.

DAL WEB

Pace interiore


Seguendo il semplice consiglio che ho letto in un articolo, ho finalmente trovato la pace interiore.

Larticolo diceva: Il modo per raggiungere la pace interiore consiste nel portare a termine tutte le cose che abbiamo iniziato.

Mi sono guardato intorno, girando per la casa, per vedere tutte le cose che avevo iniziato e lasciato a metà.

Così prima di venire al lavoro questa mattina, ho finito: una bottiglia di vino rosso, il Baileys, il Martini,

 la Vodka alla pesca, il Prozac, quattro grammi di hashish ed una scatola di cioccolatini.

Non avete idea di come mi senta bene adesso...

La bonta’ cambia i cuori


Un vecchietto che da molto tempo si era allontanato dalla Chiesa, un giorno andò dal parroco. Sperava di essere aiutato finalmente a risolvere i suoi problemi di fede. Quando entrò nella canonica, c’era già una persona a parlare con lui. Il sacerdote intravide il vecchietto in piedi in corridoio, e subito, uscì a portargli una sedia.
Quando l’altro si congedò, il parroco fece entrare il vecchio signore. Conosciuto il problema, gli parlò a lungo e dopo un fitto dialogo, l’anziano, soddisfatto, disse che sarebbe tornato alla Chiesa. Il parroco, contento, ma anche un po’ meravigliato, gli chiese: «Senta, mi dica, di tutto il nostro incontro, qual è l’argomento che più l’ha convinta a tornare a Dio?». «Il fatto che sia uscito a portarmi una sedia», rispose il vecchietto.
                                  bruno ferrero

Preghiamo nel giusto modo ?




Il saggio Bayazid diceva: «Quando ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: “Signore, dammi la forza di cambiare il mondo”. Quando ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato nulla, mutai la mia preghiera in: “Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento”.
Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: “Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso”. Se avessi pregato così fin dall’inizio non avrei sprecato la mia vita».
Se ognuno pensasse a cambiare se stesso, tutto il mondo cambierebbe

buona giornata carissimi!!

Un sacco di virtù, un sacco di difetti


Gli uomini camminano sulla superficie della Terra in fila indiana, ciascuno trasportando un sacco davanti e un altro dietro.

Nel sacco davanti, noi mettiamo le nostre qualità. Nel sacco di dietro, serbiamo tutti i nostri difetti.

Perciò, durante il viaggio della vita, teniamo gli occhi fissi sulle virtù che possediamo, legate al nostro petto.

 Nello stesso tempo, notiamo impietosamente, sulle spalle del compagno che ci sta davanti, tutti i difetti che egli possiede.

E ci riteniamo migliori di lui – senza capire che chi ci segue sta pensando la stessa cosa di noi.

 

La tazza


Una coppia americana andò in Inghilterra per celebrare il 25° anniversario di matrimonio. Entrambi erano appassionati di antiquariato. Nella città di Sussex passarono davanti ad un piccolo negozio di articoli cinesi ed una piccola tazza di te attirò i loro occhi. Entrarono . “Posso vedere quella?” chiese il marito. “Non ho mai visto una tazza come quella!” Ma immediatamente la tazza parlò … “Tu no…n capisci. Io non sono sempre stata una tazza. C’era un tempo in cui io ero terra e poi creta. Il mio maestro mi prese e mi rotolò e mi ha battuto.. e battuto ancora. Ho gridato “Lasciami stare!” Ma egli mi ha sorriso solamente dicendomi “Non ancora”.

“Poi mi mise su una ruota” disse la tazza ” E cominciai subito a girare… girare… ” Ferma .. mi gira la testa !” gridai. Il maestro annuì e disse ” Non ancora”.

Poi mi mise in un forno .. non ho mai sentito così caldo, pensavo che volesse bruciarmi … e gridai … e bussai alla porta del forno. Lo potevo vedere attraverso l’apertura e potevo leggere attraverso le sue labbra quando egli scosse la testa per dirmi: “Non ancora”.

Finalmente la porta si aprì … mi mise su uno scaffale e cominciai a raffreddarmi. ” Questo va meglio ” dissi . Ma subito dopo il maestro mi spazzolò … e mi dipinse interamente … le esalazioni della pittura erano orribili … e io pensai che sarei soffocata. Egli si limitò ad annuire ripetendo: “Non ancora”.

Più tardi mi mise nel forno … non nel primo .. . ma in uno, due volte più caldo. Ero sicura che sarei bruciata tutta. Ho invocato, ho supplicato … ho gridato. Per tutto quel tempo potevo vederlo scuotere la testa e dire “Non ancora”.

Pensavo che non c’era speranza per me e che non ce l’avrei fatta. Ero pronta ad arrendermi, ma la porta si aprì ed egli mi prese e mi mise su uno scaffale. Un’ora dopo mi sporse uno specchio e disse “Guardati” “lo feci e dissi “Quella non sono io – non potrei essere io! Sono troppo bella “.

“Voglio che ti ricordi che so che ti ha fatto male essere ruotata ed essere battuta … ma se io non lo avessi fatto saresti seccata. So che la ruota ti ha fatto girare la testa, ma se l’avessi fermata non avresti preso forma. So che ti ha fatto male ed era caldo e scomodo essere nel forno, ma se non ti avessi messa lì ti saresti spezzata. So che le esalazioni erano sgradevoli quando ti ho spazzolata e dipinta, ma vedi, se non lo avessi fatto non ti saresti indurita e non ci sarebbe colore nella tua vita.
Ora tu sei un prodotto finito, ora tu sei ciò che avevo in mente quando ho cominciato all’inizio con te!”
Forse anche noi siamo un po’ come quella tazza… ♥
(dal web)Risultati immagini per gif animata tazza

Nel club del novantanove


 

C’era una volta un re molto triste che aveva un servo molto felice che circolava sempre con un grande sorriso sul volto. «Paggio», gli chiese un giorno il re, «qual è il segreto della tua allegria?».
«Non ho nessun segreto. Signore, non ho motivo di essere triste. Sono felice di servirvi. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ho cibo e vestiti e qualche moneta di mancia ogni tanto».
Il re chiamò il più saggio dei suoi consiglieri: «Voglio il segreto della felicità del paggio!».
«Non puoi capire il segreto della sua felicità. Ma se vuoi, puoi sottrargliela».
«Come?».
«Facendo entrare il tuo paggio nel giro del novantanove».
«Che cosa significa?».
«Fa’ quello che ti dico…».
Seguendo le indicazioni del consigliere, il re preparò una borsa che conteneva novantanove monete d’oro e la fece dare al paggio con un messaggio che diceva: «Questo tesoro è tuo. Goditelo e non dire a nessuno come lo hai trovato».
Il paggio non aveva mai visto tanto denaro e pieno di eccitazione cominciò a contarle: dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta…
novantanove!
Deluso, indugiò con lo sguardo sopra il tavolo, alla ricerca della moneta mancante. «Sono stato derubato!» gridò. «Sono stato derubato! Maledetti!».
Cercò di nuovo sopra il tavolo, per terra, nella borsa, tra i vestiti, nelle tasche, sotto i mobili… Ma non trovò quello che cercava.
Sopra il tavolo, quasi a prendersi gioco di lui, un mucchietto di monete splendenti gli ricordava che aveva novantanove monete d’oro. Soltanto novantanove. «Novantanove monete. Sono tanti soldi», pensò. «Ma mi manca una moneta. Novantanove non è un numero completo» pensava. «Cento è un numero completo, novantanove no».
La faccia del paggio non era più la stessa. Aveva la fonte corrugata e i lineamenti irrigiditi. Stringeva gli occhi e la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia, mostrando i denti.
Calcolò quanto tempo avrebbe dovuto lavorare per guadagnare la centesima moneta, avrebbe fatto lavorare sua moglie e i suoi figli. Dieci dodici anni, ma ce l’avrebbe fatta!
Il paggio era entrato nel giro del novantanove…
Non passò molto tempo che il re lo licenziò. Non era piacevole avere un paggio sempre di cattivo umore.

E se ci rendessimo conto, così di colpo, che le nostre novantanove monete sono il cento per cento del tesoro. E che non ci manca nulla, nessuno ci ha portato via nulla, il numero cento non è più rotondo del novantanove. È soltanto un tranello, una carota che ci hanno messo davanti al naso per renderci stupidi, per farci tirare il carretto, stanchi, di malumore, infelici e rassegnati. Un tranello per non farci mai smettere di spingere.
Quante cose cambierebbero se potessimo goderci i nostri tesori così come sono.                         ( Bruno Ferrero)

Il solito dottore


Gesu’ torna in terra e apre un ambulatorio medico. Il primo giorno nella sala d’attesa tutti si chiedono come sara’ il nuovo medico. Dopo poco Gesu’ si affaccia e chiama: “Avanti il primo!”. Entra un signore in carrozzella che dice: ” Dottore, ho un mal di gola fastidioso… “.
Gesu’ lo interrompe alzandosi, chiude la porta ed esclama: “Ma tu non puoi camminare!”.
“Si’ – dice il paziente – dalla nascita. Ma .. dicevo .. quel pizzicore alla gola …”.
“Alzati e cammina – lo interrompe nuovamente”. “Ma… “. “Silenzio! Ho detto alzati e cammina!”. Il paziente, incredibilmente, si alza in piedi, saluta, ringrazia Gesu’ ed esce.
 Gli altri, vedendolo, gli chiedono: “Allora, com’e’ questo nuovo dottore?”.
 E il miracolato: “Come tutti quegli altri. Non mi ha neanche visitato!”.

L’alluce del tuo uomo…


 

Sembra che le estremità del vostro lui, in particolare l’alluce, possano rivelare molto del suo carattere; la forma e le proporzioni dicono chi siamo fin dai primi passi.
Guardate dunque  il suo “ditone” e divertitevi ad interpretatene il significato. Un gioco simpatico da poter fare anche in coppia.

ALLUCE RIVOLTO VERSO L’ALTO
Si tratta di un uomo che ama sognare a occhi aperti, molto fantasioso, soltanto spesso anche poco radicato a terra. Una persona divertente per un’avventura, solo nel breve periodo. Difficile tenerlo legato.
piedi 12 ALLUCE CON PUNTA SQUADRATA
Questo uomo ha un temperamento diretto e poco diplomatico e soprattutto dice sempre quello che pensa, nel bene e nel male. Le donne suscettibili è meglio che lo evitino. In ogni caso sappiate che si tratta di una persona molto concreta.
 ALLUCE MOLTO ARROTONDATOpiedi 12
In questo caso ci si trova di fronte ad un uomo molto docile e un po’ timido, che necessita di incoraggiamento e rassicurazione ma, una volta sbloccato, diventa estremamente piacevole. Con lui farete un po’ di fatica all’inizio, ma… ne vale la pena!
 ALLUCE APPIATTITO, A SPATOLA
Vi trovate di fronte ad un uomo tranquillo e risolto all’apparenza, è una miniera di energie nascoste che possono esplodere da un momento all’altro. Sta a voi farle “esplodere” tra le… Lenzuola…
 ALLUCE DISTANTE DALLE ALTRE DITA
L’uomo con questo tipo di alluce è un po’ chiuso, ha bisogno di tempo prima di riuscire a esprimere i sentimenti e il suo mondo interiore. Bisogna armarsi di pazienza e non aspettarsi dichiarazioni solenni prima di tempi piuttosto lunghi.